Napoli, chiusa la Base Nato di Bagnoli

Cerimonia semplice, breve, ma ufficiale, sentita. In questo modo ha chiuso i battenti, dopo 59 anni, il Comando Interforze Alleato di Bagnoli. “Il legame di Napoli con questa base è storico sia per la durata sia per gli uomini e le donne che hanno conosciuto la nostra gente, le sue complessità, i problemi, ma anche le ricchezze – sottolinea il sindaco Luigi De MagistriisSiamo orgogliosi di aver conosciuto tante forze armate diverse e, soprattutto, molti paesi. Con loro hanno lavorato tanti partenopei e ci auguriamo possano continuare a farlo nella nuova sede che è distante pochi chilometri da questa. Di conseguenza non è un addio definitivo, ma un trasferimento sempre nell’ambito di quella che sarà la futura città metropolitana. Un’entità amministrativa che ha da sempre una posizione strategica rilevante nei piani per il mantenimento della pace nel mondo. Una città che, con gli occhi, guarda verso Bruxelles ed ha il cuore verso il Sud: al Medio Oriente dove stati autonomi e indipendenti ci si augura possano vivere in serenità, alla democrazia da preservare nel nord Africa, al Mediterraneo, spesso teatro di tragedie, e che deve essere un mare di pace ed accoglienza come noi lo siamo stati con tutti i militari e civili che hanno operato in questa struttura ed hanno vissuto all’esterno. Li abbiamo considerati parte integrante della nostra popolazione indipendentemente dalle ragioni per i quali erano qua”.

La storia della base Nato (inaugurata il 4 aprile 1954) è stata il filo conduttore dell’intervento dell’Ammiraglio Bruce W. Clingam. “Una struttura costruita con l’obiettivo di tutelare il clima di pace e serenità per gli stati del Patto Atlantico. All’inizio erano 6, poi, con gli anni sono aumentati, ma la finalità della nostra azione non è cambiata, ma si è solo allargata tant’è vero che, il ruolo operativo di questo comando è mutato: da Afsouth (Forze alleate del Sud Europa) a JFC. Siamo stati un punto di riferimento per tanti, ma ora l’esigenza di disporre di una sede diversa, ci hanno spinto a cambiare. Con oggi si chiude un’era”. L’ammaina bandiera ha ufficializzato la chiusura alla quale, in un pomeriggio freddo, ma non piovoso, hanno assistito delegazioni di tutte le forze militari (Esercito, Marina, Guarda di Finanza, Carabinieri, US Navy), dei dipendenti italiani e stranieri, e le principali autorità.

Oltre al primo cittadino, c’era anche il presidente della Regione Stefano Caldoro. “E’ una giornata simbolica, ma utile per ricordare l’importanza del comando, la sua storia, il ruolo nel Mezzogiorno – rimarca – Una presenza inizialmente soprattutto militare, poi, divenuta, al servizio della sicurezza e della pace del mondo, valori fondamentali in questi tempi così difficili. Ideali in cui noi tutti crediamo e, di conseguenza, come abbiamo ritenuto giusta la scelta del 1954, oggi ribadiamo con più forza e vigore il nostro appoggio a questo trasferimento in un sito più moderno, ampio, ma collocato sempre nella stessa Provincia”. A Lago Patria è sorto un complesso che consentirà un ampio spettro di operazioni statiche e contingenti. Un centro operativo di ultimissima generazione così come l’area per le conferenze con 10 sale riunioni. Un comando ad alta intensità operativa per una comunità di oltre 2000 persone già predisposto per future espansioni. All’esterno, però, mancano alcune infrastrutture ed i collegamenti con Napoli ed altre città sono ancora molto complicati con i mezzi pubblici. “Stiamo compiendo ogni sforzo utile nell’ambito del protocollo firmato per accelerare le procedure d’insediamento della nuova base e le condizioni per essere in quella zona di Giugliano – chiarisce il Governatore – All’inizio lo scenario sarà notevolmente diverso da questo, complicato da farsi piacere, ma si sta lavorando per migliorare la situazione. Ci vorrà un po’ di tempo”. Affacciandosi dalle finestre, sullo sfondo non si vedrà più Nisida, Posillipo, Capri ed il Mar Tirreno, ma solo edifici, terre e strade.





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