ZAVATTARO 4

Papa Francesco si esprime con le parole e con i gesti

Un grande comunicatore che si esprime con le parole, con i gesti e con le scelte. Il Pontificato di Bergoglio si caratterizza anche per questo modo di interagire con le persone senza preoccuparsi troppo della sua sicurezza perché lui “si è affidato totalmente al Signore” ed alla Madonna cui dedica ogni suo viaggio pastorale o principale momento di questo suo percorso di fede che è iniziato due anni fa. “Le dimissioni di Benedetto XVI sono state inaspettate anche se – rivela il vaticanista Rai Fabio Zavattaroc’erano stati dei piccoli segnali che non abbiamo compreso a pieno, delle sue preoccupazioni che abbiamo interpretato male. Quell’annuncio ha cambiato tutto perché non eravamo abituati ad avere due Papa e non sapevamo come chiamare Ratizinger. Poi c’è stata l’elezione (13 marzo 2013) del primo gesuita, religioso sudamericano che sin dalla scelta del nome ha lanciato messaggi chiari, precisi, importanti sul suo stile. Vuole una Chiesa povera per i poveri, che sia accanto ai fedeli, li accompagni nel cammino di rinnovamento”. Un successore di Pietro che s’è sempre dedicato agli ultimi nel suo viaggio in Brasile (nelle favelas), a Lampedusa (dove sbarcano gli immigrati provenienti dall’Africa) ed oggi a Napoli con le tappe a Scampia ed a Poggioreale. “E’ un pellegrinaggio interessante, che apre prospettive nuove – prosegue il giornalista del TG1 – Entra nel capoluogo campano da un quartiere difficile, caratterizzato dall’emarginazione, dalla sofferenza. Un rione dove andò anche Giovanni Paolo II che, in quel luogo, parlò di riorganizzare la speranza. Nel carcere, poi, dialogherà con i detenuti riprendendo la teoria di Giovanni XXIII sulla differenza tra errore ed erranti con il primo da condannare ed il secondo da aiutare. In occasione del prossimo Giovedì Santo sarà nel penitenziario romano di Rebibbia confermando la sua attitudine verso coloro che sono in difficoltà, la necessità di andare nelle periferie sociali dove i parroci rappresentano importanti sentinelle”. Sono il primo riferimento della grande organizzazione che è la Chiesa Cattolica che si appresterà a vivere l’Anno Santo straordinario della Misericordia. Annunciato da Papa Francesco scatterà l’8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre. “Sarà suggestivo, particolare, intenso, emozionante – prevede – Penso che sarà caratterizzato da incontri mirati con alcune categorie di persone e per affrontare precise situazioni. Sottolineerà l’idea del pastore che deve essere davanti al gregge per guidarlo, in mezzo per ascoltare i membri, dietro per non perdere nessuno”. Un evento eccezionale tutto da raccontare per i vaticanisti che sono continuamente sollecitati, interrogati, stimolati dal Pontefice che non ama quest’eccessiva esposizione di se, ma ha compreso come trasmettere messaggi, valori, usando tutti i canali possibili (giornali, radio, tv, social). “Parlare della misericordia non sarà semplice, banale – chiosa Zavattaro – Ci vorrà un’attenta riflessione. Dovremo essere bravi a plasmare la materia tornando ad essere artigiani della notizia”. Trattarla con la dovuta cura, maestria, con le capacità possedute solo da quanti hanno una lunga esperienza alle spalle.

 

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