CELLULARE

Una giornata “No filter”

La sveglia che ho impostato ieri sera mi ha tirato dal letto alle 9 di stamattina. Mi rigiro nel letto, poi ho allungato la mano verso il comodino. No, oggi non mi ha svegliato la suoneria dello smartphone che mantengo spento in mano.Solitamente apro gli occhi, controllo le notifiche dei social network, le varie conversazioni su Whatsapp che magari, addormentandomi, non ho visto. Invece oggi ho deciso di non fare così, perchè ho capito che sarebbe stato il giorno giusto per restare completamente senza internet.Da qualche tempo, mi diverto a passare 24 ore fuori dal mondo virtuale, tanto i libri per gli esami possono aspettare! Stamattina ho pensato di uscire di casa e portare un cellulare di vecchia generazione, uno che ho attualmente e che si comprerebbe a 10 euro. Ho chiamato un amico che non vedo da tanto tempo ed abbiamo deciso di incontrarci a casa sua per qualche chiacchiera, bevendo caffè e ricordando i tempi andati. Ci siamo guardati negli occhi, senza che nessun suono provenisse dai cellulari e interrompesse i nostri discorsi, siamo stati bene anche senza scattarci selfie e senza guardare la home di Facebook. C’è bastata una partita ai videogames per tornare a quando eravamo sbarbatelli e per ascoltare con piacere – chi l’avrebbe mai detto?! –le grida in sottofondo dei cugini piccoli che giocano con i doni di Natale. Ci siamo salutati, sono tornato a casa, ho pranzato e, ahimè, subito dopo non ho potuto smanettare su Google, non ho potuto vedere video su Youtube, ascoltare musica o semplicemente guardare quel che succede intorno a me attraverso i soliti social network. Nel primo pomeriggio ho preso la macchina e mi sono diretto sul lungomare di Pozzuoli e se è vero che tanti come me erano li per godersi qualche ora in santa pace, tanti altri pure credevano invano di farlo. Il motivo? Uno smartphone, un tablet, un computer, un iPad di troppo. Le bacheche di Instagram, di Facebook, Tumblr, Twitter li hanno in verità riportati in quel mondo dal quale loro credevano di essersi staccati qualche istante prima sedendosi al tavolino di un bar vista mare. Al tramonto mi sono ritrovato di nuovo “solo” a casa. Ho riaperto uno scatolone con dentro vecchie foto e le ho guardate a lungo: senza filtri, modifiche, ritagli, effetti speciali, ma autenticamente brutte, forse troppo per un Diario da social ma belle abbastanza per tornare indietro nel tempo senza che un social network me lo ricordi. Tutto sommato la giornata non poteva andare meglio.Perchè ho deciso di passarla così? Perchè sono stufo di addormentarmi guardando le chat di Whatsapp e risvegliarmi con l’unico pensiero di guardare cosa viene pubblicato sulla home di Facebook. Voglio “disintossicarmi” dalla droga che sta nascendo dalle nuove tecnologie. Stiamo diventando robot, sempre attaccati a mondi virtuali e che stanno perdendo il contatto con la realtà che ci circonda. È come se pensassimo agli altri, prima che a noi stessi: cerchiamo in continuazione, pubblicando contenuti, il consenso altrui. Ci ritocchiamo le foto, ci omologhiamo alla massa, commentiamo e pensiamo allo stesso modo. È inutile girarci intorno: nel mondo moderno senza internet non si può vivere. Ma possiamo calare “le dosi”, possiamo cominciare a lasciare il cellulare con il wi-fi spento in determinate circostanze, possiamo cominciare a dare priorità ad altre cose. Io scrivo su internet, navigo molto su di esso. Ma, cominciando a pensare in questo modo, dopo un’intera giornata fuori o in casa, ultimamente, mi ritrovo il cellulare quasi sempre sopra il 60% di batteria. (Ri)Cominciamo ad alzare gli occhi e a guardarci intorno.





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