PALUMBO 2

La corsa è vita e la vita è una corsa

Prosegue la nostra carrellata di “personaggi” con l’intervista di Luigi Ferrara al maresciallo maggiore della Polizia Municipale Francesco Palumbo che ha la passione per il podismo.

La mattina indossa la classica divisa della Polizia Municipale, la sera, invece, veste tuta e scarpe da ginnastica. È una vita divisa tra lavoro e la passione per la corsa quella del maresciallo maggiore Francesco Palumbo, appartenente al Comando di Quarto. Un amore che nasce sin dall’età adolescenziale, quando in paese, una trentina di anni fa, durante la festa patronale di Santa Maria erano organizzati tanti tornei sportivi, tra cui la corsa campestre che comprendeva il giro del territorio comunale. Una di queste edizioni fu vinta da lui che fu premiato dall’allora assessore pro tempore allo sport Giovanni Carandente Sicco. “Questa è una passione innata – rivela Palumbo – Molte persone la interpretano sotto il profilo del footing, il che va bene per la salute. Per come la reputiamo noi podisti, dilettanti e professionisti, invece, è un amore che ci costa un impegno quotidiano per tutta la settimana per preparare le competizioni domenicali cui partecipano numerosi atleti di diverse società”. In Italia si disputano le “veloci” 10 km, le “mezze maratone” di 21 km e le classiche 42,195 km. “Ho partecipato a due maratone di Firenze – ricorda – La prima, nel novembre 2013, la terminai in 4 ore. L’anno successivo finii la seconda in 3 ore e 50 minuti”. Nelle corse amatoriali si parla di vincite, ma anche di tempi. Ridurre i propri personali è un traguardo importante, significativo quanto un successo. Ma si può far convivere la passione con il lavoro? “Per la prima si trova sempre il tempo durante la giornata. Questa disciplina è, oltre che un amore, anche un ottenere il benessere fisico. Un’ora la si può trovare facilmente”. Dipende comunque dal tipo di gara che si sta preparando. “Per ognuna c’è un tipo di allenamento. Per quelle brevi le sedute sono finalizzate a sviluppare la velocità. Per la 21 km si punta anche alla resistenza. Per la maratona occorre un lavoro più lungo e più duro. Ci si allena per mettere chilometri nelle gambe e per una resistenza tale da concluderla. Bisogna portare il corpo e le gambe allo stesso ritmo”. Dove si svolgono queste sedute? “Quarto potrebbe essere un buon territorio. Purtroppo le condizioni delle strade non lo permettono. Fino a qualche tempo, per piccoli allenamenti, ci recavamo allo stadio Giarrusso. Altri luoghi ottimali sono Monterusciello, l’area intorno al lago d’Averno e poi la strada da Via Staffetta (a Lago Patria) fino ad arrivare al Villaggio Coppola dove c’è la sede della SSC Napoli”. Di eventi podistici durante l’anno ce ne sono tanti, ognuno ha una sua peculiarità, una sua importanza. Le maratone più rilevanti sono quelle “internazionali” cuipartecipano corridori provenienti da qualunque nazione del mondo. “Gli obiettivi del mio team, il Borgo Flegreo, per quanto riguarda il 2015/16 sono la Sorrento-Amalfi, la Napoli-Pompei e le maratone di Milano o di Roma. Ovviamente il sogno più grande è quella di New York”. Quali consigli vuole rivolgere a quanti vogliono cominciare ad intraprendere questo sport? “Confrontarsi ed accettare suggerimenti da chi lo pratica già da anni. Bisogna strutturare un percorso, uno step-by-step prima di iniziare a correre e macinare molti chilometri sotto i piedi. Se si ha del tempo libero il miglior modo è riempirlo con un po’ di movimento”. La chiosa finale con il suo personalissimo motto: “La corsa è vita e la vita è una corsa”.

TRATTA DAL NUMERO DI OTTOBRE DEL MENSILE “QUARTO MAGAZINE”

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