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The Clip: talmente spontanei da essere anche imperfetti

A Quarto, quasi due anni fa, sono nati i “The Clip”, boy-band composta da Vittorio Esposito (il frontman), Ferdinando Sacco (seconda voce e chitarra) Antonio Migliaccio (basso) e Adriano Di Dio (batteria). “Il nome del gruppo – rivela Vittorio – è dovuto al fatto che uno dei significati di “clip” è imperfezione nella traccia: quando sei in uno studio può capitare che registrando ci siano delle imperfezioni e “clippa” nell’audio. Ci piace pensare che quando suoniamo siamo talmente spontanei da essere anche imperfetti”. È una formazione che si è formata piano piano, tutto è partito da un altro progetto che aveva un’altra composizione, ma che si è perso con il tempo. “Sin da quando eravamo bambini siamo stati mossi dalla passione per la musica – ricorda Antonio – All’epoca io e Vittorio ci conoscevamo già ed entrambi avevamo il desiderio di creare qualcosa insieme. Con il tempo e con le esperienze si è venuto a creare questo complesso”. Prima di questa formazione la band era un progetto abbastanza embrionale, adolescenziale e con pochi inediti all’attivo. I componenti sono per lo più autodidatti e provenienti da diverse scuole musicali, dal punk al jazz, dai Red Hot Chili Peppers a De Andrè, dai Negrita ai Green Day, difatti i brani sino ad ora suonati, pur mantenendo un determinato filo conduttore, sono diretti a più generi, dal pop al reggae. I “The clip” in poche parole, insomma? Quattro persone dal carattere diverso che hanno creato uno stile ben definito. Ma nella loro diversità hanno qualcosa che li unisce: “Quando facciamo musica ci sentiamo liberi. Coniughiamo il piacere di una passione spontanea ad un qualcosa che può piacere a chi ascolta. Condividiamo le nostre emozioni con gli altri”. Principalmente le canzoni le scrive Vittorio, ma per ognuna è una storia diversa. “Alcune volte creiamo la melodia in sala, per esempio quando sentiamo un’armonia che funziona partiamo da questa. Altre il contrario: prima il testo e poi il resto”. Red Ronnie, grande esperto e opinionista di musica, recentemente ha rilasciato dichiarazioni poco confortanti riguardo la musica italiana, troppo incentrata sui talent e su artisti che si spengono ancor prima di iniziare. “I talent sono la distruzione del panorama musicale. È come se l’artista fosse messo in secondo piano rispetto al personaggio. Oramai la musica è fatta di personaggi costruiti da soggetti che ci vogliono guadagnare sopra”. Individui che, insomma, ne modellano altri. “Fanno musica che gli dicono di fare. È un mercato, è un modo per far girare soldi. Bisognerebbe tornare alle origini. Molta gente dice tante cose, ma spesso ha poco da dire. Quando non scrivono loro le canzoni divulgano idee, sensazioni che magari non sentono. Noi vogliamo esprimere concetti che ci appartengono e non cercare qualcosa che venda. Ci sono artisti più grandi che cavalcano l’onda per un anno, due, ma poi li ritroviamo in reality show (esempio “Isola dei Famosi”) con una carriera già finita. I grandi non finiscono mai di creare emozioni ed esprimono sentimenti veri”. Se come ultima spiaggia per il successo ci fossero i talent? “I format non sono negativi. È il mercato che si è creato dietro ad esserlo. Se i programmi televisivi facessero uscire persone vere, allora vanno bene. Ma al momento non va così. È come se mancassero dei talent scout, non ci sono soggetti che vedono prima il talento e poi il personaggio. Mancano i Cecchetto, i Red Ronnie. Se si è fuori dalle logiche di mercato si è automaticamente fuori dal palcoscenico musicale”.
Lo scorso febbraio è uscito EP “Il vizio”, cinque brani di cui quattro inediti. Tutti hanno avuto successo in un determinato tipo di pubblico. “Ringraziamo il produttore Diego Sorano, Rossella Velardi che ha curato la nostra immagine e Martina Garofalo – sottolineano – Abbiamo scritto altre canzoni, ma non le abbiamo ancora registrate. A breve cercheremo di far uscire un album con più brani. Vogliamo continuare su questa striscia, non vogliamo fermarci”.

 

 





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