Dai bambini un invito alla pace, al rispetto, all’amore, alla libertà

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz scoprendo le atrocità commesse dai nazisti nei confronti degli ebrei che Hitler riteneva pericolosi, colpevoli di molti dei problemi che affliggevano il suo paese. L’Olocausto è una delle pagine più brutte della storia e l’Onu ha deciso di commemorarlo con la “Giornata della Memoria” che ricorre proprio quel dì. “La celebrazione, in Italia, è stata sancita con la legge n.177 del 31 luglio 2000 in cui – spiega Giorgia (classe IV) – si sottolinea la volontà di ricordarele leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio ed ha rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. In tante località sono organizzate iniziative pubbliche per riflettere su quanto accaduto. Ad Occhiobello, una bella manifestazione s’è tenuta nel cortile del plesso (primaria e secondaria) di via Savonarola del locale Istituto Comprensivo alla presenza dell’assessore alle politiche territoriali Irene Bononi e di numerosi genitori. “Un evento condiviso dai due cicli didattici che – sottolinea la professoressa Maura Bellinazzipur avendo obiettivi diversi operano consapevoli dell’importanza della continuità formativa per i ragazzi”. Insieme hanno liberato nel cielo i palloncini colorati contenenti propri messaggi inerenti la vita (rispetto, pace, libertà, amore, speranza le parole più ricorrenti nei testi). Uno speciale è stato dedicato ad Alberto che questa terra ha lasciato giovanissimo martedì e, negli stessi istanti di oggi, s’è tenuto il funerale cui hanno partecipato una delegazione di insegnanti e di compagni. Il piccolo è stato un esempio per tutti ed ora è una stella che vigila su di loro.

Anna Frank è stata la protagonista degli interventi delle classi della scuola primaria preparati con le maestre Cirella, Belluco, Bolognesi, Camanzi, Di Girolamo, Esposito, Galiotta, Mantovani, Salmaso, Tedeschi, Tidon. Dal celebre libro diario in cui la ragazzina tedesca d’origine ebraica racconta il periodo in cui si nascondeva dai nazisti che, poi, la trovarono e portarono nel campo di concentramento di Bergen e Belsen, Camilla, Fei, Edoardo, Sabrina, Anas, Sophie (della classe V) hanno declamato, in italiano ed inglese, alcune frasi particolarmente significative. “Non sono ricca di soldi o cose terrene, non sono bella, né intelligente e furba, ma sono e sarò felice! Lo sono di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme”. “Chiunque è felice, renderà felici anche gli altri”. “Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora”. “So quello che voglio. Ho uno scopo, un pensiero, ho la fede e l’amore. Permettetemi di essere me stessa e sarò soddisfatta”.

Elli ha recitato la poesia “Aprile”, breve, ma densa di significato. E’ un messaggio di speranza, di fiducia. E’ fonte di coraggio, conforto, anche nei momenti più bui dell’esistenza, Dio come sottolinea re Davide nel testo ebraico Salmo 23 il cui quarto versetto è ripreso in “Gam Gam”, canzone scritta da Elie Botbol diventata uno degli inni più toccanti dell’olocausto in cui morirono anche 1,5 milioni di bambini. Questo componimento è stato cantato da tutti gli alunni.

Molto significativi i brani, intonati con il flauto, dagli studenti della classe II della scuola secondaria (accompagnati alla chitarra dal professor Grani) preparati dal professor Pollice che rimarca come la musica emozioni, coinvolga tutti, è una forma di ascolto collettivo. I suoi allievi lo hanno compreso e si stanno appassionando sempre più a questa forma d’arte con cui hanno trasmesso messaggi importanti.

Con la “Canzone del Bambino nel vento” scritta da Francesco Guccini (è più nota la versione dei Nomadi) hanno descritto il silenzio, il tuono dei cannoni, il fumo che caratterizzava il campo di concentramento di Auschwitz dove alcuni uomini hanno provocato la morte di tante altre persone tra cui anche bambini come il protagonista del testo. E’ un fatto da condannare fermamente, su cui riflettere sempre. Ha esortato a farlo Roberto Benigni con il film “La Vita è bella” in cui il protagonista fa vivere al proprio figlio l’esperienza del lager nazista come un gioco con prove durissime per vincere un meraviglioso premio finale. Per quella colonna sonora Nicola Piovani vinse l’Oscar nel 1999. Non ha ottenuto tale riconoscimento “Blowing in the wind” di Bob Dylan (l’artista ha origini ebraiche) che riflette sulla condizione umana, sull’incapacità di ripudiare in maniera definitiva e totale ogni tipo di guerra. Aspetti sul quale i giovani hanno ragionato con i docenti che hanno focalizzato l’attenzione sui motivi per cui gli ebrei erano invisi dai tedeschi (le maggiori conoscenze, le superiori capacità in determinati settori economici) che, inoltre, ritenevano la razza ariana la migliore, la pura, ma in realtà essa non esiste. I membri della classe III, nei giorni scorsi, hanno assistito allo spettacolo “Razza di Italiani” di e con Giorgio Scaramuzzino che “scavando nella storia, soprattutto italiana, vuole cercare di capire le origini e lo sviluppo dell’odio razzista verso gli ebrei attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e di chi ha scelto di stare dalla parte dell’odio di razza”. L’attore e regista ricorda che la costituzione riconosce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza” ed, inoltre, vieta la “riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Un’idea che, periodicamente, torna nella mente di qualche individuo ed anche per questo è bene ricordare l’orrore commesso tra gli anni 30’ e 40’ del secolo scorso. Per rendere partecipi gli altri dell’incredibile verità dei lager nazisti Primo Levi (ebreo, partigiano antifascista) ha scritto “Se questo è un uomo” che rappresenta una coinvolgente, ma meditata testimonianza di quanto da lui vissuto nel campo di concentramento di Monowitz. Suddetta poesia è stata declamata da Andrea (classe V) mentre Nicola ha enunciato un brano d’un sopravvissuto per rimarcare l’importanza della memoria. A questa giornata è dedicata anche una filastrocca che è stata declamata dai piccoli della classe III della primaria. “Un uomo folle prese il dominio e calo le scure dello sterminio. Sogno che bruci ogni razzismo dentro il fuoco, sogno la nascita di nuovi ideali dove gli uomini sono tutti uguali”.

 

SULLA PAGINA FACEBOOK UFFICIALE “RISONANZE MEDIATICHE” SONO STATE PUBBLICATE ALTRE FOTO DELL’INIZIATIVA.

 

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La Redazione





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