Aprile: “Non mi sento una traditrice del…”

Il primo anno di amministrazione ordinaria di Quarto si caratterizza per i ben 11 consiglieri che si sono dimessi. Diversi sono i motivi, ma a far scalpore, rumore, sono stati soprattutto gli addii dell’avvocato Luigi Rossi e degli attivisti del Movimento 5 Stelle. Tra questi c’è Concetta Aprile che è molto presente, viva, su facebook. Tanti si meravigliano del suo livore, astio nei confronti della nuova maggioranza. Prima che “esplodesse” in tutta la sua pienezza, lo scorso marzo l’ex consigliere concesse una lunga intervista alla testata cartacea “Quarto Magazine” per il numero in edicola il 17 di quel mese.

APRILE: “NON MI SENTO UNA TRADITRICE DEL MANDATO ELETTORALE, ANZI”.

Le dimissioni di Concetta Aprile erano nell’area da qualche giorno. Circolavano rumors su possibili divergenze di vedute tra lei ed il sindaco. Lo stesso giorno che l’avvocato Rosa Capuozzo ha ritirato le proprie, il consigliere le ha rassegnate.
Cosa l’ha spinta a lasciare? “Il mio atto è stata una diretta conseguenza dell’atteggiamento tenuto dal sindaco che coerentemente con i suoi accadimenti personali e politici aveva deciso di dimettersi, anche per non dover scendere a compromessi con l’opposizione. Il suo ritorno ha comportato uno stravolgimento sostanziale dei principi su cui si fondava l’ampio mandato ricevuto dai cittadini (coerenza, trasparenza, inversione di rotta con la vecchia politica clientelare, risanamento della città). Per cui il mio rinunciare all’incarico è dettato dal rispetto del volere degli elettori che veniva completamente disatteso dalla politica che l’avvocato Capuozzo andava ad intraprendere. A posteriori, vista l’evoluzione dell’attuale amministrazione, sarebbe stato più opportuno rimanere all’opposizione come faro di controllo sugli atti che saranno posti in essere”.

All’ex consigliere abbiamo posto le stesse domande che, il mese scorso, furono inviate agli altri dimissionari. In questi mesi di amministrazione c’è qualche provvedimento che non ha condiviso? “Più che condividere o meno, devo recriminare per le cose non fatte e da me proposte come programma dei primi cento giorni ovvero: Ripristinare l’illuminazione in 3–4 strade completamente al buio e altamente pericolose; Efficientamento della manutenzione stradale; Interventi sinergici della ditta GPN con gli operatori preposti al taglio ed alla raccolta dell’erba (l’erba tagliata e lasciata a terra può disperdersi nuovamente sul territorio o in caso di pioggia aumentare di peso e quindi il costo dello smaltimento che si basa sul peso); Sede per la consulta dei giovani: Decoro urbano (chiedere l’adempimento contrattuale alle ditte che dovevano fornire strutture per la raccolta nelle strade delle cartacce e pannelli per le affissioni pubblicitarie). In poche parole, con le risorse disponibile, dare priorità all’ordinario e, contestualmente, come era idea del sindaco, sviluppare progetti di più ampio respiro come l’illuminazione pubblica a Led. Avevo portato all’attenzione del primo cittadino 4 bandi ai quali potevamo partecipare (Poi energia; riqualificazione immobili comunali; riqualificazione zone degradate; controllo della pericolosità dei tetti degli edifici scolastici). Capisco il personale ridotto, le difficoltà, le ferie ad agosto, ma almeno ad uno si poteva partecipare? Ho avuto risposte discordanti, elusive, non chiare dal sindaco e dall’assessore ai Lavori Pubblici in merito alle motivazioni che ci hanno impedito di partecipare almeno ad uno dei predetti bandi. In quei mesi stavamo valutando anche il varo del baratto amministrativo sul quale non ero d’accordo. Con l’assessore al Bilancio gli spiegammo che era un terreno scivoloso soprattutto per un ente che è strutturalmente deficitario, altamente indebitato e ad un passo dal dissesto (se dovessimo perdere alcuni giudizi pendenti, se si concretizza il buco della Quarto Multiservizi, se si dovesse essere costretti al pagamento dei lavori dell’alluvione, se continuiamo ad avere una così alta evasione) per cui l’idea necessitava di un esame approfondito. Presenta, infatti, varie criticità: devi assicurare le persone, fornirgli il materiale e gli abiti anti infortuni, avere un progetto che non contrasti con le ditte che già forniscono il servizio che ti appresti ad affidare ai cittadini. Nonostante che ritenesse l’iniziativa soprattutto una vetrina per l’amministrazione, il dottor Masullo formulò un Regolamento che fu consegnato all’avvocato Capuozzo per i successivi passaggi istituzionali e di revisione”.

Nell’annunciare il ritorno il sindaco ha parlato di “progetti da portare a compimento”, di “alcuni obiettivi urgenti: la riorganizzazione della macchina comunale per renderla efficace e trasparente, completare la tensostruttura, il complesso “Io gioco legale” di via Masullo e la pista ciclabile. Vuole esprimere un giudizio su questo? “Sono tutte opere basate su fondi sovra comunali, alcune forse di non molta utilità (vedi pista ciclabile), ma gli stanziamenti sono finalizzati per quello scopo e ben vengano. Tutto ciò non deve, però, pregiudicare l’ordinaria amministrazione. La riorganizzazione della macchina comunale non si fa solo spostando un caposettore o spostando l’incarico dell’ufficio legale. Come la sottoscritta e l’assessore al Bilancio Masullo stavano facendo, bisognava girare per uffici, rendersi conto del tipo lavoro svolto, dell’efficienza o meno dei collegamenti telematici e dei programmi informatici, verificare la sinergia esistente con l’ufficio finanza e tributi, individuare elementi mal impiegati ed effettuare spostamenti affidando loro compiti più consoni alle proprie capacità. In sintesi: analizzare le criticità e porvi rimedio”.

Uno dei punti fondamentali della filosofia del M5S è non fare alleanze con nessuno. In campagna elettorale si è parlato tanto della vecchia politica e, poi, ora per proseguire la consiliatura è necessario l’appoggio di una parte dell’opposizione. Un deciso cambio di rotta. “E’ incomprensibile come una donna che, in primavera, deplora la vecchia politica, le clientele, le raccomandazioni, il rimanere attaccati alle poltrone, abbia di fatto rinnegato il tutto trincerandosi dietro lo slogan “lo faccio per il bene del paese”. Mi sia consentito di avere un ragionevole dubbio. Parla di guida forte, ma quale forza politicamente nuova può avere un’alleanza così variopinta con la vecchia politica? Quale forza può avere un sindaco che a coloro che gli avevano offerto la candidatura, attesta ed afferma di non avere problemi di sorta, salvo poi il verificarsi di problematiche che hanno causato (mediaticamente voluto) un cataclisma di portata nazionale? Quale forza e credibilità può avere un sindaco che annuncia le proprie dimissioni e che non farà larghe intese, per poi ritirarle optando per una politica di compromesso con coloro che criticava aspramente? Io non mi sento una traditrice del mandato elettorale, anzi l’esatto opposto. Coloro che sono rimasti dovrebbero fare un serio esame di coscienza e porsi la domanda: era questa la volontà dei cittadini?”.
Il 21 gennaio, nella conferenza stampa in cui annunciò le dimissioni, il sindaco ringraziò “le persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio con onestà intellettuale e morale” chiarendo che “le dimenticanze non sono tali”. Specificò che “a loro che sono rimasti compatti al” suo “fianco per il bene di Quarto senza cedere, va il mio ringraziamento più sincero: devono uscire da quest’aula consiliare a testa alta per aver resistito su una barca in tempesta senza scappare come topi”. Sono menzionati gli assessori Perotti, Alessi, Pisano e tutti i consiglieri della maggioranza tranne Aprile. “Nella sua magnanimità, ringrazia un po’ tutti fatta eccezione per la sottoscritta. Il perché non lo conosco, posso solo ipotizzare che nella famosa sera dei chiarimenti e del guardiamoci negli occhi, venne richiesto che, condizione essenziale per continuare, tutti i consiglieri fossero informati a 360° di ogni iniziativa (Se l’avvocato Capuozzo avesse tenuto una condotta chiara e trasparente sul caso De Robbio informandoci delle sue perplessità, tutti lo avrebbero subito sfiduciato. Avendo coscienza e conoscenza di quei fatti avremmo affrontato con spirito diverso i successivi accadimenti). Se non fosse stata rispettata questa condizione non si era più disposti a continuare. Inoltre fu richiesto se (sempre con il guardiamoci negli occhi tranne i suoi) avessimo qualcosa da nascondere e la nostra risposta fu negativa. Dopo pochi giorni il coniuge fu indagato. Si parlò anche del momento delicato che si stava attraversando con una sequela di risvolti imprevedibili. Nei giorni successivi in un colloquio con l’assessore Alessi le prospettai l’ipotesi (sottolineo l’ipotesi non condizione essenziale) di sostituire il vice sindaco Perotti (che sarebbe rimasto come assessore all’ambiente) con le sue indubbie capacità tecnico legali. Avuta conoscenza della proposta, il sindaco ebbe una reazione non giustificabile (anche perché era una semplice proposta fatta democraticamente sulla quale si poteva discutere o meno. Non era un ultimatum). Si stava invadendo la sua sfera di competenza, il suo ego, quello stesso che aveva portato alla chiusura totale di confronto, di sospetti, di mancanza di fiducia, di non ascolto. Lo stesso ego che aveva eretto tra i consiglieri, quel muro di diffidenza contro il quale ci siamo schiantati. Forse sarebbe stato meglio andare a casa prima. Un gruppo ormai spaccato e diffidente non va e non porta da nessuna parte”.
Da cittadina cosa si augura per il futuro di Quarto? “Che trovi in futuro qualcuno che abbia finalmente la giusta visione di comunità che è fatta di cose semplici, di ottimizzazione della quotidianità. I residenti chiedono poco. Non grandi opere, ma efficienza e soluzioni rapide per i problemi di tutti i giorni”.

 

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