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Finte schermaglie, sorrisi, chat

Seguire le sedute del civico consesso di Quarto è sempre un’esperienza interessante, unica, per certi versi formativa. Lo è ancor di più se, poi, si leggono i documenti ufficiali. L’articolo 20 (Capo IV) dello statuto dell’ente di via De Nicola indica come “Organi istituzionali del Comune: il Consiglio, la Giunta, il Sindaco ed il Presidente del Consiglio” (comma 1) e specifica che “il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo”. Una funzione, quindi, importante, ma peccato che l’atteggiamento tenuto in alcune circostanze non va in questa direzione. Non è, infatti, raro poter notare consiglieri, assessori, sindaco che sorridono, smanettano sui telefoni cellulari e/o gli smartphone mentre un altro parla (diverse foto sono inequivocabili). Un comportamento poco carino, educato, che fa intendere come l’argomento non interessi assolutamente dato che la loro mente è concentrata su altro. Un modus operandi emerso, abbastanza palesemente, sia nei primi 7/8 mesi quando il rapporto numerico tra maggioranza e minoranza era di 15 a 9, sia nelle settimane in cui l’opposizione era formata da 4 membri a fronte dei 13 che sostengono la giunta, sia nell’ultimissima assise quando la distanza che si è ulteriormente ampliata. Nelle ultime sedute capita sovente di sentire alcuni consiglieri che si pungolano, confrontano dialetticamente esponendo posizioni che appaiono, più o meno distanti, su certi argomenti, provvedimenti da adottare, ma poi quando si deve decidere ci sono sempre i voti favorevoli necessari per l’approvazione. Un “si” che, da un lato, rallegra i residenti, ma dall’altro questi si domandano perché tutto questo parlare soprattutto considerando che i consensi arrivano solo dai componenti di questa variegata maggioranza? Ricordiamo che questa coalizione arcobaleno non è stata scelta dagli elettori. Nella primavera 2015 sulla scheda, infatti, c’erano 4 candidati sindaco e Capuozzo (sostenuto dal M5S), Di Criscio (con Insieme per Quarto e Forza Gabriele) e Santoro (Uniti per Quarto) erano avversari, non alleati. Le particolarità non finiscono qui. Se un cittadino saltuariamente assiste alle sedute farebbe fatica ad identificare i consiglieri perché oltre alle assenze (totali o parziali) ci sono alcuni che cambiano spesso collocazione (le immagini parlano da sole). Eppure il regolamento del civico consesso è molto chiaro. Per quanti hanno vuoti di memoria e per coloro che non lo conoscono proprio, l’art. 25 del Capo VI (pagina 11) recita così: “I consiglieri prendono posto con il gruppo di appartenenza. L’attribuzione viene fatta dal Presidente, sentita la conferenza dei capigruppo. I consiglieri partecipano alle adunanze seduti nei posti loro assegnati e parlano dal loro posto, in piedi, salvo che il presidente dia loro facoltà di parlare seduti, rivolti al Presidente e ai Consiglieri”. Augurandomi che non ci sia un’attribuzione alla vigilia di ogni consiglio, evidenzio che questo “cambio continuo” non è grave, ma cosa comporta stare seduti sempre allo stesso posto? Spero che non accada anche in altri consigli o parlamenti. Il rispetto per il ruolo assunto volontariamente (nessuno è costretto a candidarsi e a rimanere, esistono le dimissioni) passa anche dai piccoli gesti come quelli elencati in quest’articolo che vuole fornire ulteriori spunti di riflessione alla collettività che, in 33 persone (tra quelle attualmente in carica ed i dimissionari), ha posto la fiducia.

 

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