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Di Criscio attacca il segretario comunale

Le comunicazioni sono sempre occasione di confronto, scontro “dialettico” tra i consiglieri comunali e non solo. Non ha fatto eccezione la seduta di ieri pomeriggio che è stata aperta dalla pesante accusa di Gabriele Di Criscio nei confronti del segretario Giovanni Schiano Di Colella Lavinia. “Stamattina sono stato offeso da lui – attacca il leader di Insieme per Quarto – Un comportamento imputabile al molto lavoro, ad altri pensieri per la testa o all’essere un bugiardo, per me è la terza ipotesi e, per tanto, chiedo al sindaco di eseguire i dovuti accertamenti e poi valutare se ci sono gli estremi per provvedimenti. Il mio gruppo non si sente più rappresentato da lui”. Nessuna reazione ne dal diretto interessato ne dal primo cittadino. “Mi rammarica questa frase – evidenzia Giovanni SantoroNon so cosa sia successo, appena saremo informati potremo dire se sostenere questa richiesta o meno”. Finora il professionista aveva ricevuto numerosi attestati di stima, ora questa frecciata pubblica. Altre due sono state scoccate da Antonio Brescia. “Nei giorni scorsi ho riflettuto tanto su quanto accaduto a Quarto negli ultimi due anni – esordisce il segretario locale di Scelta Civica Cittadini per l’Italia – Si parla molto del “bene del paese”, durante il cosiddetto “caso Quarto” per evitare il commissariamento si è varata una nuova maggioranza e, poi, i gruppi Forza Gabriele e Uniti per Quarto hanno chiesto le dimissioni dei propri assessori che, poi, sono stati reintegrati nella giunta (al posto loro non avrei accettato). Non ho capito questi giochetti, quale ritorsione politica c’è stata. C’è stato un comportamento ambiguo che non riesco a capire”. “Non c’è stata alcuna crisi tra le forze politiche, ma problemi legati alla parte gestionale – replica Santoro – Dovevamo trovare i motivi per cui alcune delibere, approvate diversi mesi orsono, non sono state attuate. C’è uno scollamento tra l’amministrazione e gli uffici dove l’ordinario passa molto per i progetti”, quindi, per i bonus economici e ciò rallenta, penalizza la “macchina” che non è produttiva come dovrebbe. Ora tutti auspicano che una soluzione sia stata trovata e la tempesta sia finita definitivamente. Brescia pungola il collega anche su una vicenda giudiziaria che lo riguarda direttamente. “E’ indagato per una falsa dichiarazione grazie alla quale siede in quest’aula. Se ha un po’ di dignità e per rispetto dei cittadini penso che debba dimettersi”. “Ho chiesto al sindaco di darmi le ultime copie delle lettere anonime che sono arrivate su di me nell’ultimo periodo – risponde – Prego qualche avvocato di approfondire certi temi perché la legge parla chiaro in merito all’incandidabilità ed all’inelleggibilità. A tutt’oggi non ho ricevuto alcuna notifica, comunicazione in merito al rinvio a giudizio per quel residuo di bolletta dei rifiuti che non mi è stata mai recapitata. Tutta la documentazione è stata data al giudice per dimostrare la buona fede di quella dichiarazione per la quale sarò giudicato”. Nel frattempo continua ad impegnarsi per la collettività che ora ha la possibilità di seguire, in diretta streaming, i lavori delle assise (dopo 20 anni di buio). Quella di ieri è stata abbandonata presto da Francesco Passaro e Brescia. Quest’ultimo, appellandosi all’articolo 31 del regolamento del consiglio comunale, voleva replicare, ma non c’erano i termini secondo il presidente Anna Perotti che è stata definita “dittatrice”. Un giudizio che è stato prontamente respinto sottolineando che l’articolo invocato è molto chiaro ed è stato letto ad alta voce.

 

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