Una rete per arginare la violenza sulle donne

I femminicidi sono un fenomeno negativo in, purtroppo, costante aumento ed, ormai, nessuna zona dell’Italia è immune. Uno degli ultimi episodio si è verificato, l’8 ottobre scorso, ad Adria, nel Polesine, dove la 23enne Giulia Lazzari  è stata uccisa, strangolata, dal marito dopo che era stata già vittima di altre violenze che non aveva mai denunciato e che sono emerse quando era troppo tardi. Una morte che ha choccato la collettività e, spinto i più sensibili, a fare un altro scatto in avanti. “È un tema tanto sentito, fondamentale per tutti – sottolinea il sindaco di Occhiobello Sondra CoizziPurtroppo neppure il nostro territorio è immacolato e, quindi, è giusto sapere cosa fare per prevenire e per aiutare le donne ed in alcuni casi anche i figli. Abbiamo così deciso di organizzare insieme al Centro anti violenza del Polesine, al Comitato pari opportunità, al centro ascolto Uomini maltrattati ed alla sezione locale dell’ANC, un convegno (tenutosi venerdì pomeriggio nella auditorium di via Amendola) per definire i punti di un documento” preciso chiaro che costituisca una rete operativa che, oggi, è necessaria perché l’azione degli avvocati e degli assistenti sociali non basta per aiutare, sostenere, seguire, informare, sensibilizzare le persone. “Leggendo i dettagli, i particolari contenuti nei fascicoli giudiziari mi vengono i brividi – rivela l’avvocato Roberto Minozzi (componente Comitato Pari Opportunità) – Sono molto preoccupato per le donne che non devono essere considerate inferiori agli uomini, per i bambini che, sempre più spesso, assistono alle violenze subite dalle madri. Viviamo un presente duro, in cui, tanti individui pensano solo a se stessi (propri progetti, interessi) e non considerano minimamente gli altri, ma fortunatamente ci sono diverse forze sane, sensibili, preparate, attive che” devono fare squadra, cooperare per garantire un servizio migliore, più completo. Occorre una collaborazione più stretta tra la Procura della Repubblica, la Prefettura, la Questura, le forze dell’ordine (presenti i Carabinieri della stazione), l’ASL, gli ordini professionali sanitari (medici, ginecologi, pediatri), i centri anti violenza, le strutture assistenziali per la tutela immediata, le associazioni (in platea c’erano esponenti dell’AVIS Santa Maria Maddalena, di Occhio Civico, l’Enpas, dell’Università popolare Auser, della Pallavolo Occhiobello oltre a delegati dei comuni di Adria, Stienta). Insieme per prevenire, educare al rispetto (valore ormai perduto), alla civile convivenza tra i generi, alla pace con campagne, percorsi. Il Prefetto di Rovigo, la dottoressa Maddalena De Luca è compiaciuto per la crescente sinergia tra questi “attori” della vita quotidiana e garantisce il proprio sostegno, supporto a future iniziative per aiutare le vittime, arginare questo negativo fenomeno che, purtroppo, non è più occasionale, “ma frutto di una cultura che va cambiata – evidenzia Antonella Bertoli, presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità – Per questo rivolgiamo un appello alla Regione ed al Parlamento per mutare i programmi didattici inserendo ore dedicate all’educazione ai sentimenti, all’umanità, alla cultura di genere“. Bisogna partire dai bambini, dagli adolescenti, dai teen agers che sono il futuro della società e devono apprendere valori sani, positivi per invertire una tendenza sempre più negativa





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