“Il calcio è un gioco, ma da prendere seriamente per migliorare, crescere, divertirsi”. E’ una delle massime (ricevuta da un allenatore) donata dall’ex attaccante Alessandro Melli ai numerosi giovani e non solo intervenuti al convegno, tenutosi nell’aula consiliare, promosso dall’amministrazione comunale di Occhiobello. “Una serata informativa, di sensibilizzazione – esordisce l’assessore al ramo Paolo Pezzini – Un incontro impreziosito dalla presenza di un uomo che ha praticato una disciplina importante nel nostro territorio. Un calciatore che è stato un esempio di vita, di sacrifici compiuti per raggiungere traguardi e risultati rilevanti”. Trofei, team di militanza, aneddoti sono stati ricordati dal consigliere comunale Matteo Zanella che ha sapientemente curato, moderato l’appuntamento fornendo interessanti spunti di chiacchierata. “Qualunque sport rende le persone migliori – sottolinea l’ex Parma (dov’è amato come pochi, è una bandiera), Milan, Sampdoria, Perugia – perché ci sono le regole (di comportamento, di rispetto degli altri) da seguire. Invito a praticarne sempre uno. E’ bello a livelli alti, ma anche inferiori. Nello specifico il calcio è senso di appartenenza, di gruppo e sono valori intrinsechi in ogni livello”. Dopo 20 anni al massimo da protagonista, 10 da dirigente ora collabora con una realtà dilettantistica oltre ad essere membro della Parma Legend con cui partecipa ad eventi sociali e benefici in favore di varie entità italiane. In questo senso è significativa la 2a festa dello sport e del 3° settore in programma sabato 13 (dalle ore 14.30) nell’anello di via King e nel parco di via Mattei. “Il volontariato è – evidenzia Zanella – una risorsa preziosa, rara. E’ difficile trovare soggetti, specialmente giovani, che vogliono dedicare del tempo alla comunità. Noi stiamo sensibilizzando in merito oltre ad essere vicini alle numerose associazioni locali che saranno protagoniste in questa manifestazione” per presentarsi, incuriosire la collettività che è stata attratta dai grandissimi nomi pronunciati: Marco Van Basten, Ruud Gullit, Diego Armando Maradona, Roberto Mancini, Roberto Baggio, Gianluca Vialli, Franco Baresi, Alessandro Costacurta, Paolo e Cesare Maldini, Fabio Capello, Carlo Mazzone, Luciano Spalletti, Nevio Scala, Sven Goran Eriksson, Fabio Capello. “Ogni mister mi ha dato qualcosa e – spiega Melli – da chi svolge questo ruolo complicato bisogna prendere tutto quello che propongono. Sono educatori sino a quando gli atleti hanno 12 anni, poi diventano tecnici. Le loro scelte sono per il bene dello sportivo e quando lo mandano in panchina è perché lo ritengono meno pronto di altri. In quelle occasioni devi impegnarti di più per dimostrare che si sbagliava. Il nervosismo deve essere incanalato nel binario giusto. Non mollate mai e non lasciate nulla al caso”. Ogni minimo insegnamento è da memorizzare ed applicare in ogni ambito della vita. Lui è partito dal basso, dai campetti di provincia, della parrocchia (oggi sempre meno usati perché gli adolescenti hanno tante e diverse attrazioni), per poi arrivare nella prima squadra del Parma: partecipando alla scalata dalla C1 alla A segnando il gol promozione contro la Reggiana (“fu emotivamente molto importante, avevo anche i miei amici in curva”) e, poi, il 1° in serie A contro la Juventus. Seguirono la vittoria della Coppa Italia e della Coppa delle Coppe, il successo azzurro nell’Europeo Under 21 del 1992 (con la finale d’andata disputata a Ferrara) e la partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona 1992 (al di là del risultato sono “una bellissima esperienza perché nel villaggio incontri numerosi atleti, big nelle altre discipline”). Non ha mai disputato un mondiale, ma è stato compagno nei ducali dei giovanissimi Fabio Cannavaro e Gianluigi Buffon che hanno determinato l’ultimo trionfo iridato che tanti bambini non hanno vissuto direttamente e sarà così a lungo dato i pochi italiani che ci sono in serie A. Ai suoi tempi gli stranieri erano massimo 3 ed il campionato era il top planetario, ora è dietro la Premier League, la Bundesliga, la liga. C’è da lavorare, partendo dai piccoli e dai teen agers insegnando loro che il “risultato è importante, ma se non si vince non è la fine del mondo. Bisogna educare alla vittoria, ma capendo che dalle sconfitte s’impara anche di più e devono essere uno stimolo per migliorare”. Un messaggio indirizzato pure ai genitori che devono essere nella maniera giusta al fianco dei propri figli, non essere troppo presenti, assillanti, lasciarli il giusto liberi. Le passioni vanno cullate, le “esperienze vissute nelle gioie e nelle difficoltà perché tutte contribuiscono a modificare la personalità, migliorare la propria vita”.



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