Mostra 70° alluvione, oggetti e foto forti, ma carichi di speranza

E’ stata inaugurata questo pomeriggio “Testimoni di un tempo d’acqua”, la mostra sull’alluvione che colpì Occhiobello il 14 novembre 1951, curata dalle associazioni Amici della Piazza e Protezione Civile Occhiobello e Stienta, allestita nella sede di quest’ultima, in via Gurzone, dov’è visitabile, gratuitamente, dalle ore 18 alle 20 sino al 14. “E’ un grande onore ospitare quest’esposizione nel salone dove c’è anche il museo stabile del fiume Po – afferma il presidente Stefano BianchiniL’idea è stata accolta con grande positività per ricordare e far scoprire alle nuove generazioni quanto accadde in quei drammatici giorni. E’ utile anche come attività di prevenzione perché oggi le fatalità sono molto rare, ma bisogna conoscere e rispettare la natura e noi siamo in una terra delicata, tra due fiumi. Noi siamo sempre vigili, preparati e pronti ad intervenire, ma tutti, a vari livelli, siamo operatori di protezione civile perché sapere ed applicare alcune buone regole facilita la vita e la gestione delle calamità”. Da qui l’invito ai residenti di recarsi nella sede per conoscere questa realtà, il contesto regionale e nazionale in cui è inserita, i comportamenti da tenere in occasioni di eventi naturali che non sono stati debellati completamente e possono avere conseguenze disastrose come 70 anni fa. Quegli istanti sono raccontati sui libri presenti nella sala insieme all’articolo del 16 novembre 1951 del “Giornale dell’Emilia”, una tesi di laurea ed un volume che narra la nascita e la crescita di Santa Maria Maddalena. Parole che testimoniano la grande forza d’animo, la ferrea volontà di riscatto, di rinascita dei nonni e dei bisnonni. Ci sono foto espressive, forti, drammatiche (la forza dirompente dell’acqua), ma anche altre piene di speranza (la vita che riprende tra le rovine con le donne che cucinano, il bucato steso sulle corde, i sacchi di aiuti donati dal presidente della Repubblica). Gli scatti sono tratti da quelli personali (realizzati tra il novembre 1951 ed il maggio 1952) di un ingegnere romano del Genio Civile che lavorò nel Polesine e che il figlio ha donato al Comune e le gigantografie di Franco Rinaldi di Occhio Immagine che erano state usate per il 60° anniversario ed erano conservate nello stabile che ospita anche la sede dell’associazione Amici della Piazza i cui membri sono diventati “eredi” di Ugo Squaiella, un falegname locale, che aveva recuperato, conservato e restaurato, diversi oggetti che erano stati sommersi e danneggiati dalle acque. Alcuni di questi, insieme ad altri di differente provenienza, (una macchina da cucire, una latta con il carbone, due lanterne, una fotocamera, sacchi in iuta con il terreno, una culla, una bicicletta, un gioco) sono presenti nella mostra che è descritta dall’assessore alla cultura Lorenza Bordin in un filmato (riproposto ad oltranza) su un televisore. In serata, invece, il membro della giunta ha annunciato che, la mattina, su appuntamento, gli studenti delle classi della scuola secondaria e le quinte della primaria del locale Istituto Comprensivo visiteranno quest’esposizione. “Sarà una lezione di storia, ma con una proiezione sul futuro – sottolinea il sindaco Sondra CoizziC’è un passato da rievocare, l’alluvione è una pagina triste ed importante che s’è trasformato in un’opportunità di crescita”. “Quello che il passato ci ha lasciato racconta la nostra evoluzione – aggiunge Cinzia Pellati, esponente di Amici della Piazza – In queste foto e negli oggetti riecheggiano i ricordi dei nostri nonni e, poi, fuori vediamo quello che siamo oggi”. Una comunità grande, forte che sa mettersi in gioco, proporre iniziative interessanti, valide come questa che è inserita nell’ampio calendario di eventi per il 70° anniversario dell’alluvione.





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