Risonanze Mediatiche aderisce allo sciopero

Domani (27 marzo) l’aggiornamento di Risonanze Mediatiche sarà sospeso in quanto Andrea Di Natale ha deciso di aderire allo sciopero proclamato dalla FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

Pur esercitando questa professione per diletto, nel tempo libero da impegni professionali (nella scuola) e personali/familiari, ma sempre con la dovuta attenzione, cura, dedizione, passione, voglia di informare in maniera libera, indipendente, senza condizionamenti, condivide le motivazioni annunciata dai colleghi nella nota letta, nei giorni scorsi, in chiusura di tutti i tg nazionali (e sotto riportata). Sono quelle che, nell’agosto 2017, lo spinsero a sospendere l’esercizio della professione per diversi mesi prima della ripresa con un ritmo meno forsennato, intenso, ed in un luogo più tranquillo, meno pressante.

E’ un segno di vicinanza ai colleghi che, ad ogni latitudine, sono costretti a svolgere, in parallelo, un altro lavoro per garantirsi un mensile soddisfacente.

E’ anche un messaggio per i giovani che, con ardore, entusiasmo si avvicinano a questa bella professione ignari di alcuni retroscena, tecnicismi che la rendono ancor più sofferta. Dall’esterno osservando i giornalisti televisivi (e non tutti quelli che fanno informazione hanno il tesserino rilasciato dall’Odg) o leggendo i grandi quotidiani cartacei e/o telematici sembra tutto lindo e pinto, ma non lo è assolutamente.

”Dignità. È questa la parola d’ordine che spinge ad altri due giorni di sciopero: il 27 marzo e il 16 aprile. Sì, vogliamo che all’informazione sia riconosciuta la necessaria dignità e garantirle soprattutto un futuro anch’esso dignitoso. Oggi questo non è scontato, anzi. Il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni, i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione e hanno perso il 20% del potere di acquisto. Siamo l’unica categoria ad attendere da così tanto tempo il rinnovo. C’è una evidente questione economica e c’è un altrettanto evidente tema di autorevolezza e indipendenza della stampa. ‘Quello che gli editori vogliono smontare pezzo a pezzo è lo stesso contratto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito “prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani”. È questa la saldatura tra le nostre fondamentali rivendicazioni economiche e la libertà di informazione che i cittadini, i lettori, i telespettatori, gli utenti del web, devono pretendere per poter essere a loro volta liberi.
Gli editori intascano risorse milionarie dal governo (da questo, come da quelli precedenti), ma investono poco nelle loro aziende e per potenziare l’informazione professionale. Al contrario, mandano in prepensionamento i dipendenti di 62 anni, pagano incentivi per altri tipi di esodo, svuotano le redazioni e ricorrono ai collaboratori e alle partite Iva pagati una miseria. Rifiutano regole basilari per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, evidentemente pronti a sostituire i giornalisti, vero core business dell’informazione. Fanno finta di ignorare la legge che impone loro di pagare i giornalisti per contenuti editoriali ceduti dalle aziende ai cosiddetti Over the top (Ott), ovvero le grandi imprese che forniscono contenuti e servizi in Rete.
Vorrebbero i giornalisti del futuro pagati ancora meno di oggi e la strada spianata nello sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso, davanti al governo, hanno formulato una proposta ancora più bassa di quella bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato. Per tutti questi motivi torniamo a scioperare. Lo facciamo per noi. Per la nostra dignità. Per il nostro futuro. Lo facciamo per voi e per la nostra e vostra libertà di cittadini. Chiediamoci quanto sia libero un giornalista costretto alla catena di montaggio dell’informazione; quanto possa tenere la schiena dritta un collaboratore pagato a cottimo; quanto sarà sereno un redattore che non potrà più contare sulle indispensabili tutele contrattuali. Chiedetevi se vorreste ancora informarvi sulle pagine di quei giornali, ascoltando quei tg, scorrendo i social e le pagine online di quelle testate”.

UN MESSAGGIO FORTE, CHIARO, ESPLICITO CHE NON FU RECEPITO





Commenti