Luigi D’Oriano, dai primi calci a maestro

Qualche anno fa, la vita sportiva del maestro Luigi D’Oriano fu raccontata in un articolo, scritto a più mani, da alcuni suoi atleti e, poi, pubblicata sul numero del 24 gennaio 2009 del quindicinale “Pozzuoli Magazine”.

Tutto iniziò nel 1964, quando in un quartiere della Solfatara c’era un piccolo scugnizzo di soli 6 anni che cercava d’imitare tirando calci e pugni gli attori dei film d’arti marziali che all’epoca erano proiettati nelle sale cinematografiche. Così giorno dopo giorno aumentò in lui la passione per queste discipline. Ormai la visione di queste immagini non lo appagavano più, così all’età di 10 anni apprese che nell’antica palestra Elefante si praticava il taekwondo insegnato dal maestro Park. Gigino, così chiamato dai suoi amici, trascorreva lì tutti i pomeriggi guardando le spettacolari tecniche eseguite dal maestro che poi cercava d’imitare a casa. Le difficoltà economiche della famiglia non gli permisero d’iscriversi a questo corso così allestì nel giardino di casa una mini palestra dove s’allenava quotidianamente. Dopo la scuola media, dovette andare a lavorare. Con la sua prima paga potè finalmente pagarsi la quota di partecipazione alle lezioni. Nella struttura sportiva regnavano la disciplina ed il rispetto. Le punizioni, i duri allenamenti fecero aumentare il suo amore e la passione per il taekwondo. Nel 1975 conquistò la prima medaglia d’oro ai campionati regionali cinture verdi a cui seguirono quella tra le blu nel 1977 e tra le rosse nel 1978. In tale anno partì per il servizio militare durante il quale riuscì a trovare sempre il tempo per la preparazione marziale insegnando anche ad altri allievi. Nel 1980 rientrò a Pozzuoli vincendo un altro titolo italiano così come nel 1981 ricevendo anche la prima convocazione in nazionale disputando poi diversi incontri amichevoli (Messico, Germania). In seguito partì per l’America per partecipare alla coppa del mondo centrando il primo bronzo all’estero. Nuovi titoli italiani furono conseguiti nel 1982, nel 1983, nel 1984, nel 1985, nel 1986, nel 1987. Nel 1983 disputò anche un amichevole con la Corea prima di partecipare al campionato del mondo dove centrò il terzo gradino del podio battendo il campione tedesco. Medesimo piazzamento fu ottenuto nell’europeo del 1984. L’anno seguente partecipò prima alla competizione internazionale di Cipro (oro) e poi al mondiale in Corea dove dopo aver battuto un egiziano fu sconfitto dal quattro volte iridato coreano contro cui era stato in vantaggio sino al secondo round. Nel 1986 bronzo agli europei austriaci. Nel 1987 oro alla coppa del Mediterraneo. Arriva, poi, finalmente il 1988, l’anno in cui i sacrifici, le rinunce, le sofferenze sono ripagate dalla partecipazione alle Olimpiadi di Seoul. Esserci era dura, ma non impossibile e descrivere in poche righe la preparazione necessaria è impossibile. La conquista poi dell’argento (prima medaglia assoluta per l’Italia) è qualcosa che va oltre quanto detto prima. Qualcosa che solo lui e le persone che lo sostenevano possono ricordare. Tale medaglia è stata poi donata al volto Santo di Capodimonte, testimonianza della grande fede cattolica che lo ha accompagnato in ogni match e per ringraziarla d’aver fatto di quel piccolo scugnizzo un grande atleta che, smesso di combattere per favorire il ricambio generazionale, è  divenuto in seguito allenatore della nazionale (dal 1989 al 2000) e maestro, prima nella Fita (lasciata per divergenze) poi dal 2005/2006 con il Csen, un ente di promozione sportiva con cui sta diffondendo il taekwondo nelle varie sedi tenendo sempre ben saldo il rapporto con la sua terra ed in particolare con il quartiere di Monteruscello dove ora opera attivamente con passione e facendo sacrifici con la sua Palestra Olimpica, scuola di sport, ma anche di vita, di valori sociali quali il rispetto per gli altri, l’educazione, l’importanza dello studio.

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Pensieri e parole del maestro Luigi D’Oriano

 

 





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