PARIGI 1

Un ricordo indelebile nella mente di due giovani quartesi

Strappatemi il cuore, ci vedrete Parigi” così scriveva Louis Aragon, poeta e scrittore francese del ‘900. Chi, infatti, non ha mai pensato che la capitale transalpina sia patria e, se vogliamo, sinonimo dell’amore? La torre Eiffel, il viale dei Campi Elisi, l’Arco di Trionfo e tante altre costruzioni cittadine oltre a regalare molte emozioni, possono essere anche luoghi dove passare interi pomeriggi primaverili, gioiose festività, oppure semplicemente, dove festeggiare un compleanno con cena inclusa, magari con il partner che tanto si ama. Avrà pensato sicuramente a questo Salvatore quando prenotò il viaggio per esaudire il desiderio di Michela, sua amorosa. Giovani, belli e innamorati volevano trascorrere una vacanza da sogno, qualche giorno di break dalla quotidianità. In un certo senso il soggiorno sarebbe stata davvero, per loro, un qualcosa difficile da dimenticare. Era il 13 novembre: Parigi nel sangue. Una serie di attacchi terroristici di matrice islamica in vari punti della città seminò il terrore in quello stato, ma l’angoscia si estese in tutta Europa. “In quei frangenti eravamo di ritorno da Disneyland – racconta ancora scosso, seppure siano passati oltre cinque mesi – Eravamo nella metropolitana quando ci telefonarono i nostri genitori per informarci di quello che stava succedendo. Per l’agitazione e la tensione corremmo verso l’hotel posto accanto alla torre Eiffel”. Uscito dalla stazione, il ragazzo trovò un clima calmo, quasi come se la notizia degli attentati fosse stata diffusa in maniera graduale. Un’atmosfera surreale per quel che stava accadendo solo a poche miglia da loro. “Quella notte non chiusi occhio. Stetti fuori al balconcino della camera e vidi la torre spegnersi. Ho ancora i brividi”. I ricordi di Salvatore sono vividi come se i fatti fossero successi da poco. Parla, ricorda, gli viene l’angoscia come se fosse ancora in Francia. “La mattina del 14 novembre restammo in hotel, solo nel pomeriggio facemmo una passeggiata. L’aria era tesa ma le persone continuavano a girare, soprattutto turisti, che come noi, trovavano i grandi negozi chiusi per lutto”. La sera del 14 i due sarebbero dovuti andare al ristorante posto sulla torre ma sia per sicurezza che per lutto il monumento fu chiuso. Cenarono dunque nel ristorante dell’albergo. “Stavo pagando il conto quando il cameriere iniziò a gridare per la tanta paura. Mi girai e vidi uomini armati correre per strada. Iniziarono a scappare tutti creando una confusione allucinante, lo staff della cucina prese me e Michela e diversi altri presenti e ci accompagnarono nel seminterrato della cucina dove rimanemmo chiusi per circa mezzora, incoscienti di quel che stava accadendo fuori”. Il ricordo va avanti, più il ragazzo si confida più sembra che una bomba ad orologeria sia pronta ad esplodere. “Dopo ci fecero spostare in una sala che si trovava ad un piano inferiore. Li restammo per ulteriori due ore. Fortunatamente parlavo un po’ d’inglese e capivo quello che succedeva. Ci dissero che era entrato qualcuno nell’hotel al secondo piano. Con tavoli e sedie realizzammo una barricata di fortuna. Improvvisamente sentimmo dei passi: qualcuno correva bussando e aprendo le porte violentemente. Lo fece anche alla nostra, ma noi rimanemmo in silenzio, non ci vide, poi andò via”. Passarono altre tre ore prima che poterono risalire. Non c’era comunque un’aria tranquilla e per questo tutti presero qualunque cosa che potesse, anche lontanamente, “proteggerli”. Alla reception si imbatterono nelle forze speciali della polizia, nei militari dell’esercito e nei medici. “È un’esperienza che non auguro a nessuno. Ancora tremo”. La mattina dopo, verso le 6, la coppia prese il primo taxi per arrivare all’aeroporto in netto anticipo rispetto all’effettivo orario di volo, pensando che comunque l’aerostazione fosse più sicura. “Il momento più bello è stato quando uscimmo dall’aeroporto di Capodichino e trovammo le nostre famiglie”. Dopo un’esperienza così si ha paura di tornare a Parigi? “Penso che potremmo tornarci. Sono attentati che potrebbero capitare ovunque, anche a Napoli, vicino casa. Non siamo noi a decidere o meno se deve capitare un evento di questo tipo, possiamo solo cercare di gestire al meglio determinate situazioni e avere un po’ di fortuna”.

 





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