Sit in dei dipendenti di Mercatone Uno

Sabato scorso il Tribunale di Bologna ha ufficializzato il fallimento della Sharom, la società che controllava la Mercatone Uno, ordinando, inoltre, l’immediata chiusura dei  55 punti vendita dislocati su tutto il territorio nazionale. Immediato l’intervento del Ministero del Lavoro Luigi Di Maio che aveva promesso l’impegno del Governo per una soluzione del problema o quanto meno una schiarita per i dipendenti che, al momento, non sono stati licenziati (quindi, non possono chiedere la Naspi – nota anche come “disoccupazione”) e non è stata neppure avviata la cassa integrazione. Di conseguenza sono “a casa” e senza alcuna entrata economica per sostenere tutte le loro spese quotidiane. Dato che nulla finora s’è concretamente mosso, i dipendenti del negozio, coordinati dalla FILCAMS CGIL e dalla FISASCAT CGIL di via Eridania ad Occhiobello hanno organizzato un sit in pacifico di protesta che s’è tenuto questa mattina alla presenza del neo sindaco Sondra Coizzi e del leader della minoranza Davide Valentini.  Entrambi hanno ascoltato con molta attenzione le parole delle maestranze che hanno ricordato che questo punto vendita è aperto dal 1983 ed ha un “parco clienti” numeroso che, sin dalle primissime ore, ha manifestato loro massima solidarietà, vicinanza, pur avendo versato anticipi, anche cospicui, per merce che non si sa quando e se riceveranno. I dipendenti hanno ribadito che loro vogliono lavorare, recuperare la propria dignità che ormai è caduta molto in basso. Accettano gli ammortizzatori sociali, ma non vogliono essere mantenuti per sempre. Hanno ricordato che, mesi fa, alcune maestranze, venute a conoscenza delle prime difficoltà della proprietà, hanno accettato il trasferimento a Ferrara ed il altre città, la riduzione (anche sensibile) del numero delle ore di lavoro (con conseguente abbassamento dello stipendio che ha reso più faticosa, complicata la loro vita) perché amano questo marchio, lo ritengono una sorte di “seconda casa”, una “famiglia allargata” anche perché tanti si conoscono da più di un decennio. Ci sono persone che vi operano sin dall’apertura e sanno che Mercatone Uno ha contribuito alla crescita sociale, economica di Occhiobello ed in misura minore anche di altri comuni del Polesine dove, negli ultimi mesi, diverse società hanno chiuso i battenti e, per questi casi, sono stati aperti tavoli di concertazione a vari livelli. Sono già istituiti in altre regioni dove c’è il Mercatone Uno. Anche il Veneto sta monitorando la situazione consapevole che questa è la crisi più complessa, prioritaria.





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