“La testimonianza di Levi è la storia di un grido senza grido”

Gli scritti di Primo Levi, che hanno un assoluto valore testimoniale, vanno letti anche percependo la temperatura emotiva che c’è nelle pagine, nonostante l’aura di pacatezza che ha sempre accompagnato lo scrittore sopravvissuto”. Il professor Luca De Angelis, docente universitario e studioso dell’antisemitismo culturale e della letteratura ebraica, in occasione del Giorno della memoria, ha presentato in biblioteca comunale il saggio Un grido vero, riflessioni su Primo Levi (edizioni Giuntina).

Il professor De Angelis, sottolineando la compostezza e la misura nella forma dell’opera leviana, ne ha fornito una interpretazione: “La testimonianza di Levi è la storia di un grido senza grido, di un grido che soffoca, ma in cui c’è molto di più di ciò che viene detto e scritto, in grado di testimoniare qualcosa che è al di là delle parole”. Lo stile asciutto utilizzato da Levi è il mezzo per comunicare un messaggio che fonda la sua credibilità anche in una narrazione senza esagerazioni.

Levi – ha detto De Angelis – scrive prima di tutto perché deve, è un’esigenza di giustizia, ma non esistono categorie, non esistono modelli per riferire la totale disumanizzazione, la riduzione dell’uomo a bestia, l’altro mondo che era Auschwitz. La parola è in difficoltà di fronte al simbolo dell’irrazionale, all’oscurità di Auschwitz, ma rifiutare di comunicare sarebbe stata una colpa”.

Sul mito di Levi scrittore “pacificato”, De Angelis ricorda che lo stesso scrittore smentì questa rappresentazione di sè, e che “un ritratto simile era l’ideale per la buona coscienza di tutti, ma del tutto inverosimile”, e figurava, quindi, come un rassicurante risarcimento per chi era reduce dall’abominio e perciò “un rimprovero vivente”.

Lo studioso sostiene che pochi compresero la condizione di estrema sofferenza dello scrittore, “Levi, come un po’ tutti i sopravvissuti di Auschwitz e gli scrittori della ‘shoahità’, ha trasformato una sana collera in energia creatrice a vocazione umanitaria”Se questo è un uomo, sostiene De Angelis, esprime, già nel titolo, questo “obiettivo umanitario, chiamando in causa il significato ultimo dell’essere umano”.

Il sindaco Sondra Coizzi ha introdotto l’incontro ringraziando il docente del contributo di studio e divulgazione rispetto a una figura, il cui lascito “ha un forte valore pedagogico per le generazioni future”.

UFFICIO STAMPA COMUNE DI OCCHIOBELLO





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