GUENDALINA

Guendalina si racconta

Dal numero di “Quarto Magazine” di febbraio il delicato racconto di Guendalina.

La famiglia per me è il mio porto sicuro, un bozzolo dove rifugiarmi da tutto e tutti; un albero dal quale trarre linfa vitale.
Ascoltando la storia di Guendalina, mi sono sentita tanto triste perché lei ha perso questa sicurezza, ma alla fine della nostra chiacchierata ho capito che lei trova la forza, il coraggio, la stabilità dentro di sé.
Lei mi è apparsa come tante giovani ragazze di oggi, eccentrica, appariscente e dal carattere testardo e impetuoso, ma con una forza interiore fuori dal comune, scaturita da una giovane ma difficile vita.
La storia di Guendalina, una donna bloccata nel corpo di un uomo, non deve essere giudicata ne etichettata, così come il dolore e le scelte della sua famiglia.
Ed è per questo che vi raccontiamo, con delicatezza e attraverso le parole della diretta interessata, la sua storia.

Benvenuta, cominciamo da te, chi sei?
Oggi sono Guendalina, una ragazza di 18 anni, all’anagrafe sono Dylan. Sono nato in Brasile e a 2 anni sono arrivato in Italia in una casa famiglia di Pozzuoli.
Dopo pochi mesi sono stato adottato da una famiglia quartese.
Già dai primi anni di vita ho capito che ero un corpo con due anime, una maschile e una femminile, quest’ultima si è sviluppata maggiormente fino a prendere il sopravvento.
In tenera età sembravi già sicura della tua “diversità”, ma come eri da bambino?
In realtà non sono mai stata un maschio. Mi vestivo con gli abiti di mia madre, giocavo con le barbie e per il mio compleanno preferivo la torta rosa.
Dell’asilo mi ricordo che mi innamorai del mio amico Gabriele…
Crescendo si accentuavano le mie movenze femminili e, portando i capelli lunghi, molti bambini alle elementari mi prendevano in giro dicendomi “ciao bella!, sei un femminuccia!”.
Hai mai pensato di reprimere il tuo lato femminile?
Ci ho provato proprio in seguito a questi episodi a scuola. In terza elementare decisi di tagliare i capelli e assumere un atteggiamento più maschile per nascondere agli altri, ma soprattutto a me stessa ciò che sentivo dentro di me”.
Eri piccolo e indifeso, quali erano le tue emozioni, i tuoi stati d’animo?
“Sono stata sempre molto sicura e determinata a capire cosa stava succedendo, ero in un corpo che non sentivo mio. Iniziai a documentarmi, soprattutto attraverso internet, e scopri così i transessuali. Un giorno di nascosto andai alla Asl per incontrare una psicologa. Ho iniziato con lei un percorso che all’inizio doveva aiutarmi ad accettare il fatto di essere stata adottata. (in quel periodo i miei genitori avevano deciso di dirmi la verità sulla mia nascita). Questo però per me non è mai stato un problema perché amo i miei genitori e penso che i figli siano di chi li cresce.
Ben presto il percorso psicologico prese un’altra direzione, concentrandosi sul mio “sentirmi donna”.
Come ha reagito la tua famiglia dinanzi alla tua scelta di vivere da donna?
Grazie all’aiuto della psicologa, ho trovato anche il coraggio di vivere apertamente la mia vera natura e ai miei genitori un giorno dissi semplicemente “mamma, papà nonostante il mio aspetto, io sono una donna”. In quel momento calò il silenzio, e vista la mia giovane età la mia famiglia non diede molta importanza alle mie parole, o almeno speravano che non parlandone, sarebbe pian piano scomparso il “problema”.
Ovviamente “il problema non si è risolto”….
In realtà con il passare degli anni le cose si sono complicate, perché io mostravo sempre più il mio lato femminile scontrandomi con i pregiudizi e la cattiveria delle persone che incontravo nella vita di tutti i giorni.
Io però andavo avanti per la mia strada, mi sentivo forte tanto da non dare peso agli insulti: incassavo senza mai rispondere e intanto vivevo le mie prime storie d’amore”.
Durante il periodo dell’adolescenza hai avuto delle brutte esperienze. Cosa ti è successo?
Dai 13 ai 16 anni ho vissuto un periodo buio. Non avendo un appoggio, un conforto, una guida dalla mia famiglia, tutto mi è sfuggito di mano fino a cadere nel baratro della prostituzione. Si trattava di incontri organizzati attraverso le chat, esperienze terrificanti che mi sono lasciata definitivamente alle spalle con la mia sola forza di volontà.
Di questo sono fiera perché spesso l’unica vita possibile per un transessuale è quella della prostituzione ed è difficile dire basta.
Io l’ho fatto e dopo è ritornata la luce, ma per poco”.
Ti riferisci al fatto che appena hai compiuto la maggiore età, i tuoi genitori ti hanno cacciata di casa?
Dopo un periodo di convivenza con un ragazzo, sono tornata a casa, però compiuti i 18 anni i miei genitori mi hanno messa alla porta“.
Come hanno motivato la loro scelta?
Non accettano il mio sentirmi donna e il fatto che ami gli uomini. Mi hanno detto che non sono in grado di gestire la situazione, soprattutto per la mentalità ancora troppo chiusa della società e, in questo caso, del mio paese.
Ne sono addolorata perché loro mi hanno voluta nella famiglia, sono per loro un figlio e hanno deciso di voltarmi le spalle. Per me non è giusto che proprio loro non mi accettino, ma non provo rancore. Io continuo a volerli bene”.
A chi ti sei rivolta per far fronte a questa situazione d’emergenza?
Ho chiamato Ida Floridia, le ho detto che essendo senza un posto dove vivere avevo paura di rimanere per strada e finire in un brutto giro. Ho potuto contare subito sul suo aiuto. Sono stata ospite per 4 settimane in una comunità e poi ho vissuto qualche settimana a casa di una volontaria dell’associazione Terra Libera. Ho trascorso le feste di Natale a casa di Ida.
Oggi grazie ad un progetto di assistenza curato dal comune, sto ricevendo un contributo economico che mi ha permesso di affittare una casa, mentre attraverso l’associazione Dedalus ho ottenuto una borsa di studio che mi darà la possibilità di lavorare”.
Come è la situazione oggi? E tu come stai?
I rapporti con la mia famiglia sono quasi inesistenti, se ne stanno occupando gli avvocati. Comunque io sono serena al riguardo e guardo avanti. Rispetto a tante altre ragazze come me, mi sento fortunata, poteva accadermi qualcosa di brutto invece ho trovato delle persone meravigliose che mi stanno aiutando. Ho da poco iniziato un percorso psicologico al Policlinico Nuovo che mi porterà (dopo il percorso endocrinologico e di accompagnamento all’intervento) al definitivo cambio di sesso. Se tutto va bene e le mie condizioni di salute me lo permettono, effettuerò l’operazione entro un anno”.
Qualche settimana fa sei stata vittima di episodi di violenza e discriminazione.
Mi trovavo in strada a Quarto con una mia amica trans di 14 anni, un gruppo di ragazzi ci ha aggredito verbalmente, ci hanno sputato addosso e poi ci hanno minacciato con cinte ed un’ascia. Ho ritenuto opportuno chiamare subito i carabinieri, non tanto per me perché ho imparato a difendermi, ma per salvaguardare l’incolumità della mia amica minorenne”.
Cosa vuoi dire alle persone che manifestano una tale discriminazione?
Non ho parole, provo solo tanta tristezza per questi individui che traggono la loro forza dal gruppo.
Insieme hanno il coraggio di aggredirmi, ma poi se da soli sono i primi a farmi degli apprezzamenti e a chiedermi di uscire”.
Cosa ti aspetti dal futuro?
“Solo cose belle. Grazie a Ida questa settimana parteciperò ad un programma Mediaset e poi chissà da cosa nasce cosa…”
Un pensiero per Ida.
“Non finirò mai di ringraziarla, mi ha accudito e protetto come una mamma, nonostante il mio carattere spesso difficile da gestire, esuberante ed eccessivo in molte situazioni. Le voglio tanto bene e spero che il nostro bellissimo rapporto duri nel tempo”.
Una curiosità, come mai il nome Guendalina?
È il nome di nonna a cui ero molto legata“.

È con questo dolce ricordo che saluto Guendalina, augurandole ogni bene e soprattutto la vita normale che desidera.

 

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