Un quadro forte, duro, ma reale di Quarto

Un fragoroso applauso ha salutato l’intervento di don Genny Guardascione durante la conferenza di presentazione dell’associazione Politico Culturale Quarto Punto Zero. “Questa realtà come tutto il bene di Quarto sia benedetto non solo in termini spirituali – esordisce il parroco della Chiesa Gesù Divino Maestro – Questo è un paese in cui più fai del bene e più sei criticato, più realizzi opere positive per i locali e questi ti pugnalano alle spalle. Bisogna dimenticarsi l’idea che tutto può andare solo male, che non c’è più nulla da fare: qualcosa più cambiare. Lo hanno dimostrato le istituzioni, la Nuova Quarto calcio per la Legalità e la Chiesa che ha fatto tanto. Mi riferisco a tutte le parrocchie che sono poli di positività su questo territorio dove quando proponi idee finalizzate al risorgimento la gente risponde. La popolazione è stufa di essere mortificata, vuole rinascere. Appena vede qualche spiraglio, un segnale di speranza esce”. La parte sana della cittadinanza c’è, ma si nasconde perché vede troppe parole pronunciate senza dargli il necessario seguito di fatti concreti, azioni che realmente migliorino un comune martoriato sotto tanti aspetti. Le brutture sono ovunque, al centro come in periferia, e da troppi anni i politici hanno finto di non vederle, si sono trincerati dietro la magrezza delle casse finanziarie, ma a renderle tali sono stati loro che, tra maggioranza ed opposizione, hanno caratterizzato la scena da molti lustri. Altri bei termini (Ricerca, Cambiamento, Sviluppo, Felicità) sono alla base di questo nuovo movimento ed il vicario foraneo li ha analizzati con grande chiarezza, molto esplicitamente. “Sono bellissimi, ma basta parlare – attacca il sacerdote – Bisogna agire, combattere contro coloro che vogliono Quarto riempita di persone inutili, che votano perché sono pagate per puntare su quel candidato, di cemento. La gente deve ritrovare la dignità di essere persone. Non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo, dobbiamo pretendere di più. Lo sviluppo non deve significare nuove costruzioni. Vedendo dall’alto il paese sembra Cortina d’Ampezzo con tutte queste mansarde. Ci manca solo la neve. Sviluppo deve significare piantare un seme, coltivarlo, seguirne costantemente la crescita. Dare opportunità ad un territorio che è bello. Qua e negli interi Campi Flegrei abbiamo bellezze archeologiche, paesaggistiche che mancano al Nord dove il poco che c’è è valorizzato molto meglio. La felicità è l’altra faccia del dolore, quindi, dobbiamo soffrire prima. Ma dobbiamo impegnarci tutti, dobbiamo sconfiggere l’ottusaggine della gente del sud che non ci permette di uscire con la testa dal sacco”. Parole forti, dure, realistiche che devono far riflettere. I latini dicevano “erba volant, scripta manen”. Nel caso specifico occorrono i fatti.

 

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