CATTEDRALE POZZUOLI

La Basilica è un segno dell’identità puteolana

Un giorno radioso, bello per Pozzuoli che ha ritrovato la Basilica Cattedrale di San Procolo Martire (capo e madre di tutte le Chiese della città e della Diocesi flegrea), “un luogo che, per secoli, ha costituito il centro della fede – ha sottolineato il Vescovo, Monsignor Gennaro PascarellaUn segno dell’identità non solo religiosa del popolo puteolano, un esempio unico di coesistenza e effusione di più stili. L’incendio del 1964 (nella notte tra il 16 ed il 17 maggio) ha fatto riemergere il tempo augusteo diventato poi luogo di culto cristiano ed infine Cattedrale. La sua riconsegna è un momento di festa, atteso da tutti i vescovi che mi hanno preceduto: da Alfonso Castaldi che, con grande amarezza, dovette constatare i danni delle fiamme, da Salvatore Sorrentino che fu l’ultimo a lasciare il Rione Terra, a Padoin che sperava di celebrare l’anno santo del 2000. Un evento atteso dalla gente che, con la successiva inaugurazione del Museo Diocesano (prevista a giugno), spera siano i primi passi verso il completo recupero della rocca che è ricca di storia, ci riporta alla Pozzuoli del 1° secolo d. C quando San Paolo vi approdò nel suo viaggio verso Roma”. Secoli di fatti, personaggi, opere artistiche di inestimabile valore che compongono il patrimonio culturale di questa città. “Undici anni fa il consiglio comunale stabilì la destinazione turistica culturale del Rione Terra – ha ricordato il sindaco Vincenzo FiglioliaQuello fu il primo passo cui ne sono seguiti altri tra cui questo che ci dà la possibilità di accelerare l’intero progetto che è un volano per lo sviluppo, anche economico, dei Campi Flegrei. Il mondo in invidia queste bellezze che, per gestirle al meglio, occorre una sinergia tra le istituzioni. Ringrazio la Regione per il lavoro svolto finora. Spesso ci siamo confrontati, continueremo a farlo nell’interesse della popolazione superando i colori politici. Ora occorre un ulteriore sforzo congiunto per recuperare completamente il passato per guardare al futuro”. Un appello prontamente accolto dal presidente Stefano Caldoro che ha sottolineato come si dovrà “lottare con il Governo che ci deve permettere di spendere le nostre risorse per un progetto così bello ed utile per il domani dei giovani. Dobbiamo amare la nostra terra e questa zona che, nei decenni scorsi, ha avuto una grossa vocazione industriale a cui si deve sempre guardare con grande attenzione, ma bisogna anche valorizzare il patrimonio culturale che è una vera e propria perla”. Uno spettacolo che è stato ammirato, in anteprima, dai rappresentanti delle istituzioni religiose, politiche, militari e da una delegazione ristretta di residenti (attesi in 10mila per la Messa solenne di domenica che sarà anche trasmessa, in esclusiva, da Napoli Canale 21) che hanno passeggiato nelle stradine del quartiere sino a giungere alla Basilica in cui si mescola la classicità pagana e la cristianità latina che si fondono senza confondersi, un luogo di distinzione senza divisioni. “Un monumento unico in Italia ed in Europa – ha spiegato la soprintendente speciale per i Beni Archeologici Elena Teresa Cinquantaquattro (specializzata in archeologia classica) – Nel II secolo fu eretto un tempio dedicato a Giove. In età augustea fu realizzato un edificio in marmo bianco che, nel Medioevo, fu trasformato in cattedrale ed è rimasto intatto nel Rinascimento. Fu poi occultato in epoca barocca. L’incendio del 1964, il bradisismo ed il terremoto degli anni seguenti, hanno duramente colpito il Rione Terra, ma anche dato l’occasione, attraverso le esplorazioni archeologiche, di far emergere quanto era nascosto dagli stabili moderni (anche botteghe, sculture, statue, elementi decorativi)”. Un bel percorso di recupero che proseguirà nel tempo perché anche dalla tutela e dalla valorizzazione di queste opere passa il futuro del paese. Il Ministero e la Sovraintendenzasaranno in prima linea dando seguito al fattivo lavoro svolto nel recente passato dal team coordinato dall’architetto ed ingegnere Marco Denzi Bardeschi che ha ricordato i liturgisti Angelo D’Ambrosio e Mons. Ugo Graziosi, Ezio De Felice (uno dei più noti museografi italiani) che è il fautore della convivenza tra il tempio pagano e quello barocco che è stato il filo conduttore dell’attento intervento eseguito senza disperdere le tante testimonianze, i segni anche sconosciuti, di grandi protagonisti della storia come Paolo di Taro al quale si deve la riconsiderazione del tempio pagano.

 

Da anni la casa editrice Iniziative Editoriali, opera sul territorio per diffondere la cultura locale e i suoi esponenti, ma anche per riportare alla luce il patrimonio artistico dei Campi Flegrei, e non solo.  L’ultimo progetto della famiglia Maglione ha visto la luce qualche settimana fa ed ha portato a termine un vecchio sogno, quello di dedicare un’opera al Rione Terra. Un libro-opera d’arte che riguardasse in particolare i restauri eseguiti nella cattedrale. Secoli di storia sono racchiusi nel Rione Terra (l’antica rocca, cuore pulsante della comunità puteolana) e nella Basilica Cattedrale di San Procolo Martire che è tornata ad essere fruibile dal 16 maggio scorso a distanza di 50 anni esatti dall’incendio che la devastò. Le successive ondate di bradisismo e l’azione di vandali hanno ulteriormente danneggiato ed impoverito un sito che rappresenta un “vero e proprio unicum nel panorama mondiale dell’architettura liturgica cristiana”. Un monumento che, come il medesimo presente a Siracusa, narra in modo “suggestivo tanta parte della storia della città a cui appartiene”. Nel Duomo si “palesa lo stretto nesso tra il passato ed il presente” grazie al restauro eseguito che, “seguendo il principio del minimo intervento che ha permesso la salvaguardia del monumento, assicurandone al contempo un corretto processo di conservazione che ha restituito alla Chiesa la sua originaria funzione di luogo di culto e ne ha consentito la precisa comprensione nel tempo sia delle diverse fasi storiche che della loro stratificazione”. Un lavoro lungo, meticoloso, dettagliato, complesso che è stato pianificato e realizzato da un equipe di archeologici, storici, architetti e liturgisti coordinati dal professor Marco Dezzi Bardeschi. Tutte le diverse tappe sono state brevemente descritte nel libro “La Cattedrale di Pozzuoli – Riscoperta del Rione Terra” curato da Giovanni Barrella che, intende, inoltre “chiarire i motivi per i quali solo oggi” la Basilica “è ritornata ai suoi antichi splendori e consegnata ai puteolani avvalendosi dei documenti conservati presso l’Archivio Storico della Diocesi di Pozzuoli e della Soprintendenza BAPSAE di Napoli e Provincia”. Prodotto da “Iniziative Editoriali” di Stefania Maglione (coordinatrice dell’opera), il volume propone, in breve, “la storia del sito, la sua evoluzione da tempio a chiesa cristiana e tutte le ipotesi di progettazione che si sono succedute dal giorno dell’incendio fino all’ultimo “Elogio del palinsesto”. Di Giovanni Barrella, della dottoressa Costanza Gialanella (responsabile Ufficio Archeologico di Pozzuoli), del dottor Stefano Gizzi (Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per Napoli e Provincia), del dottor Nicola Spinosa (Sopraintendente Speciale per il Polo Museale Napoletano) i testi di quest’ampia sezione centrale del libro che è preceduta dalle introduzioni del sindaco Vincenzo Figliolia, della dottoressa Maria Elena Cinquantaquattro (Soprintendente per i Beni Archeologici di Napoli e Provincia), del dottor Giorgio Cozzolino (Soprintendente BAPSAE di Napoli e Provincia), del Vescovo Monsignor Gennaro Pascarella che si augura che il motto “Sono risorto dopo la morte” attribuito alla fenice venisse adottato dalla comunità” e ci “aiuti a costruire un futuro degno della nostra dignità e storia”. Un domani migliore da costruire valorizzando “l’imponente patrimonio artistico realizzato dai maggiori artisti che sono riusciti a trasformare il Duomo di Pozzuoli in un vero e proprio museo”. Centinaia le immagini, a colori ed in bianco e nero, scattate da grandi fotografi quali Luciano Romano, Luigi Spina e e Antonio Biasucci che hanno immortalato statue, busti, dipinti, affreschi. Un mix di immagini e parole per comprendere la valenza della Basilica Cattedrale di San Procolo e tramandarla alle nuove generazioni ed ai numerosi turisti che visitano Napoli ed i Campi Flegrei. Del progetto ideato fa parte anche un cofanetto-regalo, contenente un opuscolo fotografico e un dvd che vi porterà virtualmente all’interno della cattedrale alla scoperta dei suoi tesori.

 

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