Occhiobello ricorda le vittime dell’alluvione del 1951

Il comune di Occhiobello ha ricordato le vittime della piena del Po del 14 novembre 1951. “Sono trascorsi molti anni dalla prima grande tragedia italiana successiva alla fine della seconda guerra mondiale, ma è sempre utile tenere viva la memoria – dichiara il sindaco Daniele ChiarioniDal 2001 solitamente ci rechiamo al cippo posto nel parco della rotta (dove ci fu il primo cedimento dell’argine) ma oggi non è possibile perché il livello del fiume è superiore a quello standard ed ha allagato l’area. Non è una condizione preoccupante per il paese, ma non sicura per questa cerimonia che quindi teniamo, in piazza Matteotti, davanti alla lapide che ricorda quell’evento triste, ma anche la grande gara di solidarietà in nostro favore di cui furono protagoniste le altre regioni e gli stati esteri. Consapevoli di quanto ricevuto, da qualche anno abbiamo deciso di contraccambiare e, grazie alla professionalità, all’impegno, alla disponibilità dei nostri volontari abbiamo aiutato le persone che sono state colpite dalle conseguenze dei terremoti in Emilia Romagna, a L’Aquila, nelle Marche, nel Lazio, in Umbria e, recentemente, la provincia di Belluno che, invece, è stata colpita dalla alluvione”. Tutti i telegiornali hanno mostrato le immagini delle numerose località “trasformate” dalla acqua, dal fango e dai detriti. Scene che hanno riportato alla mente di tanti polesani quelle vissute nel 1951. Quel giorno aveva 11 anni il signor Luciano Rovazzi che ha raccontato la sua esperienza ai vertici della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, ai bambini delle classi terza, quarta e quinta della scuola primaria ed ai ragazzi della prima e della seconda classe della scuola secondaria (tutte nel vicino plesso di via Savonarola), ai membri delle locali sezioni dei Lions Club, dell ANC, dell’Anpas, ai soci del gruppo alpini di Padova, del nucleo comunale di Protezione Civile, dell’associazione di volontariato Occhiocivico. “In quel tempo l’argine era molto più basso di ora – rivela – In quei giorni il cielo fu sempre scuro e la pioggia cadde ininterrottamente per tante ore. Il livello del Po crebbe velocemente (11 cm l’ora) rendendo vane le operazioni di rafforzamento dell’argine con il fluido che presto inondò tutta l’area. Due bambini si aggrapparono ad un albero e ci rimasero attaccati per due giorni sino alla arrivo dei soccorsi. Ad scaldarli fu il calore ricevuto dal loro gatto. In quei frangenti, inoltre, si creò un isolotto dove c’erano circa 60 cittadini. Con l’utilizzo di un rimorchiatore e di una barca mio padre e don Aldo Rizzo (parroco di Santa Maria Maddalena dal 1944 al 1983) tentarono in tutti i modi di raggiungere quel lembo di terra ma non ci riuscirono perché la potenza dell’acqua era impressionante. Quando il livello calò furono salvati”. Furono ore di grande tensione, paura per quelle persone che possono narrarle a figli, nipoti ed a chi non c’era come questi bambini cui i sacerdoti don Nicola Albertin e don Daniele Spadon hanno proferito parole significative. “In quei giorni in tanti c’era sicuramente la tentazione di perdere la speranza, ma l’hanno tenuta viva e sono stati salvati. Dobbiamo seguire il loro esempio e farci guidare dalla amore di Gesù che ci dà forza. Il Signore ha dato molti segni di benevolenza verso il Polesine dove noi ci dobbiamo impegnare per dare una parola bella, di speranza agli altri. Nella nostra zona la ricostruzione materiale è stata completata, ma dobbiamo operare per difendere la pace, la libertà e la giustizia che sono valori fondamentali”. Troppo spesso si tende a limitarli privando uomini e donne di quanto conquistato con fatica, con lotte, guerre, feriti, morti. Anche per queste finalità è rilevante studiare, comprendere la storia e riflettere sul passato per avere un futuro sempre migliore. In prima linea devono essere i giovani che sono stati protagonisti anche della cerimonia tenutasi in piazza Maggiore a Santa Maria Maddalena, quartiere sviluppatosi molto proprio dopo quella piena. Al centro dello slargo è stata posata una corona di fiore. Qui è stato letto un passaggio del libro che racconta quei giorni, in particolare le parole dell’allora sindaco Nereo Campioni che sottolinea il forte spirito di solidarietà emerso dopo quella tragedia che ha distrutto come la precedente guerra mondiale. Ricordare quel triste evento deve servire ad avere un rapporto di maggiore rispetto verso la natura che ha insegnato di saper essere bella, buona, ma anche brutta, cattiva.

SULLA PAGINA FACEBOOK UFFICIALE “RISONANZE MEDIATICHE” ALTRE IMMAGINI DELLE DUE CERIMONIE.

 

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