TAVOLO 3

Una lezione sull’Osservatorio Vesuviano

L’Osservatorio Vesuviano è un’istituzione pubblica dedicata alla ricerca vulcanologica e geofisica. Fondata nel 1841 dal re Ferdinando II di Borbone è la struttura di quest’ambito più antica del mondo. Dal 2001 è la sezione di Napoli dell’INGV. Sorveglia e monitora il Vesuvio, i Campi Flegrei e Ischia che rappresentano l’area più a rischio del pianeta non per le caratteristiche vulcaniche, ma perché la grande urbanizzazione influisce sull’entità dei danni provocabili. “I vulcani esplosivi sono pericolosi perché il materiale è gettato nell’atmosfera, a quote elevate (anche km) – spiega il direttore Giuseppe De Natale – I prodotti frammentati ricadono generando flussi piroclastici e nubi ardenti che scorrono, poi, come valanghe molto veloci. La cenere può raggiungere anche distanze lontane ed accumularsi sui tetti pianeggianti causando una pressione sui solai”. Con l’ausilio di slides ha mostrato la distribuzione in Campania in seguito alle eruzioni dei millenni scorsi (i venti spingono questi materiali verso est e sudest). Questi eventi trascorsi compongono anche la base per la definizione delle mappe di pericolosità probabilistiche che, unite alle simulazioni, sono utili per definire gli scenari futuri anche se le previsioni non sono mai precise. Ci sono dei fenomeni precursori di riferimento, ma può capitare che, poi, non si verifichi nulla. Questo incide sulle operazioni di emergenza che hanno dei costi (economici e sociali) che ricadono sulla popolazione. Per tanto la scelta di come e quando attuarle è sempre complicata e spetta sempre all’autorità politica. Alle realtà scientifiche e tecniche spetta il monitoraggio quotidiano, costante, continuo (con la sede di via Diocleziano che è sempre aperta ed operativa) con grandi schermi per le 4 aree vulcaniche (anche Stromboli) e quelli piccoli per la registrazione, in tempo reale, dei terremoti (anche piccolissimi), il sollevamento e l’abbassamento del suolo (con sistema Gps), la variazione della concentrazione di gas nelle fumarole, nelle acque e nelle altre emissioni superficiali. Dispongono, inoltre, di reti per le inclinazioni della terra (Tilt, flegreo e Vesuvio), di telecamere termiche, di livellazioni (metodo potente, preciso per le variazioni di altezza), mareografi (in incrementazione). “La nuova frontiera – rivela – è il monitoraggio marino delle fumarole. Sono state già censite le zone principali che saranno periodicamente controllate. E’, inoltre, in essere un grosso progetto scientifico per varare un cavo in fibra ottica con 5 punti per sismografi e rilevatori di pressione. Si aprirà un capitolo nuovo, fondamentale”. Passi avanti importanti per la sicurezza delle nuove generazioni che spesso si spaventano per dati che non sanno interpretare correttamente. In particolare per i Campi Flegrei dove, a partire dal 2004, c’è stato un leggero sollevamento del suolo (circa 20cm fino al 2012). E’ ripreso nel corso dell’ultima estate, ma da qualche settimana è fermo pur mantenendo una tendenza al sollevamento con una sismicità molto bassa.

 

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