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Stazione Montesanto, morire nell’indifferenza totale

Pochi minuti fa, sul propri profilo facebook, un cittadino ha pubblicato i drammatici istanti finali della vita di un uomo che è deceduto sulla banchina della stazione Sepsa di Montesanto nell’indifferenza di tanti che pensavano solo a prendere il treno.
Un racconto che deve far riflettere.
Il treno è ritardo, ma non ci facciamo caso perché tanto lo è sempre. Alle 16.00 arriva, mentre cammino vengo travolta da una mandria di bestie che corrono perché sedersi per loro, in quel momento, è la cosa più importante. Trovo posto comunque, anche avendo camminato, mi guardo intorno come si fa sempre nei treni, un signore sviene, rantola e un ragazzo anziché cercare di tenerlo, lo scavalca di corsa e scappa. Io in panico mi rendo subito conto che sia io che la mia amica non siamo della stazza giusta nemmeno per alzargli una gamba, allora urlo, chiedo aiuto, mi alzo e lo guardo da vicino, una signora ne approfitta per prendersi il mio posto (?) qualcuno si avvicina, qualcuno resta a guardare. Pronto soccorso occupato, dopo 30 minuti riusciamo ad ottenere i soccorsi, ma era già troppo tardi (alle ore 16.30 i sanitari del 118 certificano il decesso). Siamo tutti sulla banchina, e le uniche cose che riesco a sentire sono lamentele, su lamentele, chi deve tornare a casa, chi deve andare a giocare, chi ha finito le lezioni e si lamenta perché è stanco, mentre un uomo a 2 passi sta morendo solo, mentre un figlio perde un padre, mentre una donna perde l’uomo della sua vita, c’è chi pensa a tornare il prima possibile a casa, perché è già tardi. Un sacco di facce conosciute, in cui credevo ci fosse del buono, in cui cercavo anche solo uno sguardo di conforto, volevo del silenzio per onorare una vita andata, ho trovato solamente cattiveria ed egoismo.

 

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