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Santoro, quali necessità??

Nessuna sorpresa, meraviglia. Immaginavamo che l’articolo sulla pista ciclabile del 27 ottobre scorso (sotto riportato) generasse rumore. Bastava solo aspettare che questi suoni fossero emessi. L’insistenza (documentata) con cui un collaboratore della maggioranza voleva sapere da me il nome del direttore dei lavori della pista ciclabile era un chiaro primo segnale. L’identità del professionista è nota e, peraltro, indicata sui documenti ufficiali, quindi, perché chiederla a me? I cittadini sono liberi di pensare la risposta che ritengono più valida. Nel frattempo sono invitati a leggere il prosieguo della storia.

Lunedì 7 novembre, in seconda convocazione, si è riunito il civico consesso. Nell’ambito delle “comunicazioni” ha preso la parola il consigliere Giovanni Santoro: “Devo necessariamente fare un chiarimento, altrimenti qualche altra querela è pronta a partire per lo meno nei miei confronti. Per avere nel consiglio ultimo che abbiamo fatto, alcuni ragionamenti che io ho fatto a proposito dei lavori pubblici che si fanno qui a Quarto. Proprio come diceva Brescia che lui la poneva come interrogazione, come ha detto il Presidente, le strade chiuse, noi sappiamo perché le strade sono chiuse ed io per aver fatto un esempio sulla pista ciclabile, l’Ingegnere si è risentito e venne qui per fare una querela. Lo voglio chiarire, nel precedente Consiglio Comunale nel mentre io parlavo sui lavori pubblici, riferendo all’aula i benefici che i cittadini e il territorio ricevono da questi lavori pubblici, ho anche parlato dei disagi e dei danni che i cittadini spesso subiscono durante l’esecuzione dei lavori, i quali possono, derivano, quasi sempre dalla programmazione, cioè dalla superficialità delle indicazioni date dalla politica del momento. E’ mia opinione che se si progetta senza conoscere il territorio e senza conoscere le zone interessate dai lavori e dal progetto, è molto facile trovarsi di conseguenza di fronte a situazioni che creano problemi, situazioni ostative che non fanno parte dell’imprevisto e, comunque, questi causano appunto disagio e danno ai cittadini ed al territorio. Per recuperare cosa si fa? Si fanno le varianti in corso d’opera; da qui il ritardo dei benefici ed il maggiore disagio e l’aumento dei danni e tante altre cose, perché poi il lavoro si protrae negli anni mentre il lavoro magari era previsto, il suo completamento magari in un anno, due anni o pochi mesi e a volte, invece, rimangono a vita natural durante. Per me tutto questo si può e si deve evitare, ma si deve evitare in fase preliminare e non in fase esecutiva, perché se si conosce la zona, si sa bene che lì attraversa un tubo, si sa bene che li c’è un ponte, che lì c’è una situazione del sottosuolo e lo si sapeva già prima a meno che l’ufficio tecnico non sa niente e niente ha potuto informare al tecnico incaricato. Esprimendo, poi, durante quel ragionamento, un riferimento alla pista ciclabile ed esprimendo un pensiero critico, dubbioso, ma sempre in riferimento alla politica ed alla programmazione del lavoro stesso dell’epoca, non certamente riferendomi al progettista o comunque al progetto il quale a prescindere da tutto, deve sempre rispondere al dettato di legge. Quindi se dovevo parlare del progettista avrei denunciato io il progettista perché non aveva rispetto la legge, ed è una cosa ben diversa. Inoltre non voglio riferire gli atti perché tutti sanno che il Consigliere Comunale non ha solo il diritto ma anche il dovere di esprimere le proprie opinioni, anche se sbagliate, ma sono opinioni. Ma sono opinioni che fanno parte e traggono il ragionamento da un qualcosa che è materialmente esistente e che non soddisfa. Se poi c’è la censura, questo ce lo devono dire. Per cui volevo chiarire a chi ha letto e a chi legge l’articolo di risonanza mediatica” (ovviamente il riferimento è a questa testata) “perché questo articolo è stato riportato in un modo al di fuori, non contestualmente, e ha potuto chiunque interpretare secondo la sua idea, secondo la sua necessità e quindi facendo un’interpretazione di parte. Ripeto io mi riferivo alla politica né al tecnico né al progetto”.

Un chiarimento che sa di passo indietro anche perché sull’argomento in questione nella seduta dell’8 ottobre scorso è tornato due volte come si evince dal verbale. Poi, in via informale, sostenne che sembrava più un marciapiede.
Nell’intera vicenda non è stato compreso, casualmente o volutamente, un particolare: non interessa di chi è la colpa, ma evidenziare che quell’opera non è pienamente in linea con i requisiti previsti dalle leggi che regolano la costruzione di una pista ciclabile per la quale è stato chiesto il finanziamento. Comunque siamo in democrazia ed i lettori, nonché cittadini, sono liberi di costruirsi la propria opinione così come devono sapere che il sottoscritto non ha alcuna necessità a scrivere in quel modo.
Per chi non lo sapesse o per quanti hanno la memoria corta, io non sono un ciclista, non sono un operaio, ancor meno un imprenditore edile. Sono soltanto un giornalista che fa il suo lavoro con attenzione, rispetto, educazione, rispettando i dettami dell’articolo 21 della costituzione.
Il sottoscritto non ha avuto/ha/avrà la tessera di un partito/un movimento/un’associazione politico culturale, un sindacato. Non sono minimamente sfiorato dall’idea di candidarmi alle elezioni e/o ricoprire cariche al comune di Quarto come altrove. Non ho alcun interesse tranne quello di invogliare a cambiare realmente questo paese che tanti dicono di amare, ma poi il degrado odierno è sotto gli occhi di tutti
Gli altri paventati, insinuati, sospettati motivi, interessi sono falsi, chiacchiere da “marciapiede” che periodicamente tornano in auge per cercare di screditarmi. Io vado avanti sicuro della correttezza del mio comportamento.

Non sono tenuto a farlo, ma per essere ulteriormente esplicito, chiaro, diretto, ho queste uniche tessere:
– Pubblicista, Ordine dei Giornalisti
– Ufficiale di campo regionale, Federazione Italiana Pallacanestro.

In passato sono stato membro delle associazioni di volontariato:
– Le Aquile: dal marzo 2013 al 31dicembre 2014
– La Fenice  dal gennaio 2015 al 10 ottobre 2015 quando ho rassegnato le dimissioni dalla carica di segretario e di socio.

LA FOTO E’ STATA SCATTATA OGGI, 5 DICEMBRE 2016, VERSO LE ORE 13

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L’ARTICOLO DEL 27 OTTOBRE

I dubbi di Santoro sulla pista ciclabile





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