Incamminarsi in una società fondata sull’amore

Si è tenuto sabato pomeriggio l’evento “Fiorire… in una terra libera”, organizzato dall’associazione Terra Libera Quarto (con il patrocinio morale del Comune e con Risonanze Mediatiche come media partner). La manifestazione si è dispiegata in due fasi: la prima presso la sala consiliare “Peppino Impastato”, dove ha avuto luogo un lungo dibattito e confronto tra le varie e numerose realtà di volontariato presenti nel napoletano, che hanno partecipato alla “tavola rotonda” al fine di esporre la propria esperienza, nella piena consapevolezza che la rinascita di una città, di un territorio passa, soprattutto, per uno stile di vita nuovo, corretto, ispirato a modelli positivi. La seconda parte, tenutasi presso il Piazzale Europa, caratterizzata da canti e balli popolari, possibilità di conoscere i manufatti artigianali ed i prodotti derivanti dalle coltivazioni biologiche dell’area flegrea, per i quali sono stati allestiti appositi gazebo e stand, presso i quali era possibile anche ottenere materiale informativo riguardante le diverse associazioni coinvolte nella manifestazione (AIAS Quarto, Amnesty International, AISP).

Ad aprire l’ampio convegno è stata Ida Floridia, membro dell’ufficio servizi sociali dell’ente locale, la quale ha affermato l’importanza dell’associazionismo e del volontariato in una situazione, come quella attuale, di sempre maggiore precarietà ed instabilità determinata dalla perdita di integrazione con le risorse istituzionali e non (a causa di politiche sociali eccessivamente repressive) determinando così la progressiva perdita di speranza e di ideali. Da ciò nasce la scelta di operare su e per il territorio affinché possa diventare risorsa. Un territorio che è fatto di noi cittadini, che tuttavia spesso lo viviamo con passività ed incuria. Bisogna acquisire, quindi, consapevolezza dell’importanza del vivere oggi, e di quanto il cambiamento debba partire innanzitutto da noi stessi, dalla nostra interiorità per poi riflettersi sull’esterno. Solo l’ascolto di quanto viene dal territorio può aiutare gli uomini, ma anche le istituzioni, a migliorarsi.

Parola, poi, a Giovanni Sabbatino, presidente dell’associazione Terra Libera Quarto e coordinatore del Club Alcologico, altra risorsa rilevante per il paese, che a partire dall’invisibilità di chi patisce dipendenze di vario tipo, in questo caso dall’alcool, opera affinché anche questi soggetti divengano una risorsa preziosa per la comunità. Sabbatino sostiene con forza l’importanza, all’interno di una società che potremmo definire liquida, usando le parole del sociologo Bauman, di non soffermarsi sulla droga in sé, ma di comprendere nel profondo la complessità del disagio, il perché l’uomo ricorra alla droga. In particolare si è concentrato sugli effetti devastanti che l’alcool, sostanza che può essere considerata a tutti gli effetti una droga, provoca su chi ne fa abuso. Effetti che si ripercuotono non solo a livello personale, ma anche a livello interpersonale, ed in particolare familiare, diventando sempre più spesso causa di separazioni e di disastrose situazioni familiari, in cui i figli cessano di fungere da collante. Da ciò nasce la necessità di servirsi di un nuovo approccio metodologico, sfociato in gruppi di auto-mutuo aiuto, che metta al centro l’individuo e non più il concetto di malattia. Eliminare il problema, la sostanza, spesso servendosi del farmaco, non deve essere considerato il punto di approdo, ma semplicemente il punto di partenza, a cui deve seguire necessariamente un percorso di cura, di recupero e di riabilitazione incentrato sul soggetto e sulla partecipazione attiva dell’istituzione familiare. L’obiettivo principale dell’associazione è, dunque, quello di riscrivere lo status sociale degli ex-dipendenti, di riabilitarle come persone, in grado di rintracciare in sé risorse individuali, relazionali, sociali, per accedere a una dimensione di vita migliore, nell’ottica che “il loro star bene è il nostro stare meglio”. Bisogna, in conclusione, creare un uomo nuovo, che sia in grado di incamminarsi in una società fondata sull’amore.

A parlarci della realtà della disabilità e di come questa sia spesso soggetta a ghettizzazione, è stata Alexandra Abbate, presidente dell’associazione Terra Libera Napoli ed insegnante di sostegno, che, data la sua professione, è testimone di come spesso si tenda a confondere, erroneamente, la persona con la condizione. Abbate sottolinea con forza che la disabilità non deve creare negli altri imbarazzo, non deve essere vissuta come mera condizione invalidante, ma si deve promuovere il contatto, la relazione, con i disabili, in quanto persone portatrici di inestimabili risorse e fonte di profondo arricchimento: ci insegnano ad essere felici, a sorridere, ad apprezzare quello che si ha e a non focalizzarsi solo sui piccoli problemi che inevitabilmente la quotidianità ci pone. È fondamentale pertanto, affinché ci si possa aprire ad una società migliore, rompere ogni pregiudizio ed iniziare a guardare all’individuo ancor prima che alla condizione.

Una delle attività dell’associazione Terra Libera Quarto è il Laboratorio Infermieristico, la cui responsabile Marianna Connola ha testimoniato di quanto tale struttura sia un po’ sui generis, animata dalla volontà di prendersi cura della persona in maniera totalizzante e caratterizzata, pertanto, dall’interazione con altri ambiti terapeutici (naturopatia, riflessologia plantare, psicoterapia, solo per citarne alcuni) e con l’obiettivo di far sentire, chi si rivolge a loro, accolti e compresi, affinché possano non vedere più il buio. Il contributo di Carlo, Pasquale e Vittorio, ex dipendenti da varie sostanze, ha dimostrato quanto l’associazione sia stata importante nel loro difficile cammino “verso la luce” e di quanto sia difficile, ma assolutamente fondamentale, riuscire ad ammettere di avere un problema e, a partire da ciò, chiedere aiuto e sostegno.

La famiglia, fondamentale agenzia di socializzazione, non è più vissuta oggi come l’ambiente sano, pulito, felice, ma sempre più spesso come luogo di dissidi, divergenze, litigi; della necessità di recuperare il concetto di famiglia come primo nucleo della società ne ha parlato la psicologa psicoterapeuta Antonella Lia, autrice del libro “Abitare la menzogna”. Ha affermato della necessità e dell’importanza della consapevolezza, anche in ambito familiare. La cronaca nera ci racconta sempre più spesso di delitti familiari, commessi da soggetti che l’opinione pubblica definisce “mostri”, ma che, in realtà, sono persone normali, “come noi”, in quanto in ogni individuo si nasconde una zona d’ombra, costantemente pronta a venir fuori. E’ fondamentale pertanto avere consapevolezza delle proprie emozioni, in particolare di quelle negative, in modo da dominarle e vincerle. Allo stesso modo, la famiglia non deve essere considerata come il mondo perfetto, costituito da soggetti (i genitori) infallibili, ma come l’ambito in cui possono manifestarsi emozioni non perfette, fatto di soggetti che hanno limiti, che possono sbagliare, ma che, attraverso la consapevolezza, possono governare tali emozioni affinché non sfocino in gesti violenti.

Realtà fondamentale nel contesto quartese è da sempre la Chiesa, importante punto di riferimento spirituale ma anche soggetto fortemente attivo nel sociale. Da circa 3 anni è stato istituito il Centro Educativo Regina Pacis, diretto da Don Gennaro Pagano, che ha svolto un’azione sempre più capillare, allestendo un centro diurno a sostegno dei bambini provenienti da questo paese e da quelli limitrofi, una casa famiglia per giovani come pena alternativa al carcere e uno sportello psicologico gratuito. Don Pagano si è soffermato, tuttavia, sui pericoli a cui può incorrere chi fa associazionismo: innanzitutto l’autoreferenzialità, come tendenza all’individualismo, al guardare solo a sé stessi dimenticandosi degli altri; il potere, il potere del voler essere forti, influenti che può spingere le associazioni ad allearsi al potente di turno e quindi di barattare i loro valori caratterizzanti ed infine la mancanza di profezia. Il profeta è colui che sa come le cose potrebbero essere e come dovrebbero andare, che sa sognare e sa trasmettere agli altri la bellezza di un sogno, ed invece spesso si corre il rischio di non sognare in grande, di non trasmettere alla comunità il sogno di un domani migliore, di una società con meno delinquenza e corruzione, una società nuova, che si può raggiungere solo imparando a camminare insieme.

Il Centro Educativo Regina Pacis sorge in un’area (via Spinelli) che ha corso il rischio, non molto tempo fa, di veder realizzata una discarica, con le inevitabili conseguenze che ciò avrebbe comportato sull’ambiente e sulla popolazione. Di sostenibilità ecologica, sociale ed ambientale si occupa l’associazione Corto Circuito Flegreo, presieduta da Maria Rosaria Mariniello, che ha evidenziato le tre parole chiave sulle quali si impernia l’intero evento: malessere, benessere e consapevolezza. Il primo, purtroppo, sempre più diffuso e trasversale ma che, attraverso il momento critico della consapevolezza, conduce ad un percorso di benessere. Quest’ultimo nasce innanzitutto dall’interazione con gli altri, dall’incontrare e conoscere i “talenti” che inevitabilmente sono presenti in ogni società e che quando si incontrano creano riflessione, base di ogni consapevolezza. L’associazione Corto Circuito Flegreo mira a raggiungere tale benessere a partire dal rapporto con la Terra, con il cibo. La questione principale è relativa al come noi attraversiamo la Terra, al come la nostra impronta ecologica possa essere meno distruttiva per l’ambiente, a differenza di quanto la chimica ha creato negli ultimi cinquant’anni. Tale obiettivo può essere raggiunto puntando non sulla quantità ma sulla qualità (della vita e dei rapporti), sostenendo, pertanto, l’agricoltura sana ed enfatizzando le modalità terapeutica che la Terra porta in sé. La Terra, che ci ha generato, deve essere rispettata, e l’associazione lo fa attraverso il cibo sano e il sostegno economico e solidale ai piccoli contadini che hanno scelto di contravvenire alle leggi imposte dalla chimica, sempre più distruttiva per l’uomo e la società. Oggi abbiamo, dunque, il dovere di rivolgere il nostro sguardo alla Terra.

L’espressione “diversamente abili” viene spesso usata in termini dispregiativi e ghettizzanti; il gruppo MAH ONLUS, presieduto da Roberta Pennarola, si propone di svolgere una duplice azione a supporto dei bambini con disabilità intellettiva: fungere da sostegno alle famiglie, preoccupate soprattutto della prospettiva futura dei loro figli, e del possibile isolamento a cui vanno incontro, ed operare nel concreto affinché questi soggetti possano trovare inserimento nella realtà lavorativa, in quanto principale ambito di socializzazione e di creazione di reti sociali, affettive, emozionali. Il gruppo Onlus ha dato vita pertanto al “Progetto Specialità”, il cui luogo di realizzazione è il circolo culturale Un Filo D’olio (sito a Bagnoli), con l’obiettivo dell’inserimento lavorativo di ragazzi con disabilità e coetanei normotipici, prevedendo una prima fase di formazione “sul campo”, nel corso della quale apprendono l’arte del cucinare, del servire ai tavoli, del gestire una cucina e così via, ed una seconda più pratica. L’obiettivo del progetto è quello di creare un’opportunità di incontro, conoscenza, cooperazione, oltre che di lavoro concreto per questi giovani, offrendo loro un’importante possibilità di conquista della propria autonomia e di rafforzamento della propria identità. Si tratta di un’iniziativa autofinanziata, sostenuta dagli stessi clienti del ristorante, che in misura sempre maggiore, scelgono di partecipare ad una cena organizzata e gestita da questi ragazzi, e che, non si limitano a ricevere un semplice servizio, ma vivono un’importante occasione di arricchimento.

A Quarto bisogna ripartire dall’ambiente”. È quanto ha promosso la dott.ssa Anna Maria Perrillo, coordinatrice del gruppo comunale di Protezione Civile. A seguito degli atti, sempre più numerosi, di inciviltà e di barbarie compiuti sul nostro territorio, e delle problematicità derivanti dal dissesto idrogeologico e dei rischi tipici della nostra area, come quello sismico e vulcanico, si è avvertito, in maniera sempre più pressante, il bisogno di rispettare, avere cura, amare, la nostra Terra, in quanto “l’ambiente siamo noi”. Emerge, pertanto, la necessità di una presa di coscienza del problema, che può avvenire a partire dall’opera di sensibilizzazione, da svolgere soprattutto tra i più piccoli, nelle scuole elementari. L’obiettivo da perseguire è quindi creare un ambiente sano, in quanto solo in questo modo possiamo vivere bene ed in sicurezza. Sul tema della salvaguardia ambientale si è espresso anche Salvatore Attore, presidente del Comando Provinciale dell’AEZA, associazione riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, che si occupa di salvaguardia ambientale e protezione animale. Da pochi mesi attiva nel napoletano (con sede a Quarto), svolge un’importante attività di supporto alle autorità di zona che si occupano della tutela e del rispetto dell’ambiente. Sensibile a queste tematiche è anche l’associazione di volontariato La Fenice, rappresentata da Filippo Esposito (costituita da un gruppo di giovani volontari locali) che svolge, tra le altre, anche attività di tutela e valorizzazione del territorio e dell’ambiente, animati dalla consapevolezza che tutti devono partecipare a queste attività tali luoghi sono patrimonio della collettività. Tra i progetti realizzati si ricorda la pulizia della villa comunale “Giovanni Paolo II”, di via Spinelli e del Castagnaro. Gesti concreti, forti, visibili, tesi a lanciare un messaggio alla cittadinanza: “volere è potere”. Le numerose azioni realizzate dalla Protezione Civile, che non sono relative solo al sostegno della popolazione in occasioni di grandi calamità, possono essere sintetizzate in quattro parole chiavi: previsione, prevenzione, soccorso e rispristino. Alla base di tutto c’è la grande sensibilità di chi ne fa parte, l’amore per il prossimo e per l’ambiente, la disponibilità a dedicare il proprio tempo, sottraendolo ad impegni di altro genere, per azioni di mutuo sostegno e soccorso, azioni che gratificano profondamente l’animo e lo spirito di chi le pone in essere.

Le sensazioni, le emozioni generate dai diversi interventi sono state trasferite su tela dall’artista Lavinio Sceral che ha realizzato una bella opera con le punte d’argento, una tecnica antica che è stata illustrata nel piazzale Europa. Al termine del convegno è stato proiettato un video con immagini che accompagnavano le toccanti parole di una canzone di Jim Morrison.

CHIARA IANNUZZI

 

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